Zidane: “Agnelli mi chiamava alle 6 del mattino per farmi i complimenti. La Juve? Ora sogno di allenare la Francia”

Zinedine Zidane infiamma il Festival dello Sport di Trento 2025, in un incontro che si trasforma in una celebrazione della sua carriera e della sua visione sul calcio di oggi. L’auditorium Santa Chiara è gremito: file di tifosi, applausi, striscioni e decine di bambini alla ricerca di un autografo del fuoriclasse francese.

L’ex campione di Juventus e Real Madrid, intervistato da Walter Veltroni, ha parlato di tutto: dagli anni bianconeri ai ricordi con Agnelli, dal sogno di allenare la Francia al calcio moderno che “ha perso un po’ di poesia”.

Le origini: “Ho imparato la passione per il calcio per strada”

Zidane parte dal principio, ricordando la sua infanzia a Marsiglia.

“Ho cominciato a giocare per strada, con gli amici. Amavo il calcio fin da bambino, tifavo Marsiglia. Nella mia stanza avevo i poster di Platini e Amoros. La carezza alla palla? È venuta naturale. Mi allenavo tanto sul mancino e sul colpo di testa. Mio padre mi diceva sempre: ‘Senza fatica non si diventa campioni’”.

Zizou ha ricordato anche le radici familiari:

“I miei genitori sono algerini, arrivati in Francia per lavorare. Mio padre ha fatto sacrifici enormi, lavorando a Parigi quando non c’era nulla. Oggi ha 90 anni, ma vedo nei suoi occhi l’orgoglio per ciò che abbiamo costruito. Mi ha insegnato il valore del rispetto e della dignità: è quello che voglio trasmettere ai miei figli”.

Gli anni alla Juventus: “Agnelli mi chiamava all’alba”

Parlando del suo periodo in bianconero (1996-2001), Zidane svela un retroscena su Gianni Agnelli:

“Alla Juventus ho capito cosa significa vincere. In Francia se perdi una partita non è grave, ma a Torino no: vincere era un obbligo. Quando segnavo o giocavo bene, l’Avvocato mi chiamava alle 6 del mattino per dirmi solo ‘Complimenti’ in francese. Poi metteva giù. Era un vero appassionato di calcio”.

Zidane ricorda anche la durezza degli allenamenti e i compagni di squadra:

“All’inizio è stato difficile. Mi chiedevo: ‘Cos’è questa preparazione?’ Poi ho capito che era necessaria per restare al top. Con Del Piero ho condiviso anni meravigliosi, era un campione speciale. Alla Juve c’erano giocatori forti come Montero, Boksic, Padovano. E dopo una sconfitta, Fonseca e Montero mi difesero da alcuni tifosi: non lo dimenticherò mai”.

Dal Real Madrid al sogno Francia

Il passaggio al Real Madrid avvenne quasi per caso:

“Ero a Monaco per un gala, Florentino Perez mi passò un biglietto con scritto ‘Vuoi venire al Real Madrid?’. Venivo da cinque anni alla Juve e avevo 30 anni, mi dissi: ‘O lo faccio adesso o mai più’. Non è vero che Figo non mi passava la palla: se serviva, la palla me la prendevo”.

Sul futuro, Zidane non ha dubbi:

“Non è successo con la Juventus, sono state fatte altre scelte. La Juve ce l’ho nel cuore, ma ora il mio sogno è allenare la nazionale francese. Sento che arriverà il momento giusto per farlo”.

Da calciatore ad allenatore: “Lippi e Ancelotti mi hanno insegnato tanto”

Zidane ha spiegato il suo percorso dopo il ritiro:

“A 34 anni ho smesso, non mi piacevano più gli alberghi e le trasferte. Dopo tre anni mi sono chiesto: ‘E ora cosa faccio?’. Ho studiato per diventare allenatore e ho scoperto che mi piaceva. Da Lippi ho imparato tanto: mi ha sempre sostenuto, anche nei momenti difficili. Ancelotti invece ascolta molto i giocatori, e questo fa la differenza”.

Sulla figura dell’allenatore moderno:

“Conta per l’80% nel successo di una squadra. Se l’allenatore è serio, lo saranno anche i giocatori. Io ho sempre cercato di trasmettere fiducia e passione. La palla deve esserci sempre, anche negli allenamenti fisici”.

Il calcio di oggi: “Manca un po’ di poesia”

Zidane analizza il calcio moderno con la sua consueta eleganza:

“Oggi il calcio è molto fisico, ma un po’ meno poetico. Mi mancano i giocatori che dribblano, che fanno un lancio di 40 metri o inventano una giocata. Il numero 10 sta scomparendo, mancano i calciatori che ricevono dietro le linee”.

Sui giocatori che lo emozionano oggi:

“Yamal mi emoziona, ha un talento incredibile. E poi Vitinha, Neves… non perdono mai palla. In Italia mi piace Yildiz, deve crescere ma ha grandi potenzialità”.

Conclusione: “Vado dritto per la mia strada”

Zidane chiude con un messaggio ai giovani:

“Al bambino che ero direi: vai dritto per la tua strada. Io volevo fare il calciatore, l’ho detto ai miei genitori e l’ho fatto. È stato un viaggio bellissimo”.

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