Ivan Zamorano continua a vivere l’Inter con la stessa passione di quando vestiva la maglia nerazzurra. L’ex attaccante cileno, oggi di base a Madrid ma sempre legato al club e ai compagni dello storico gruppo del 1997-98, lancia un messaggio chiaro alla vigilia di Inter-Arsenal in Champions League: “Non bisogna snaturarsi. Anche quando gli inglesi attaccano, serve credere nel sistema di Chivu”.
Secondo Zamorano, l’Arsenal di Arteta è una delle squadre più affascinanti d’Europa, “più spagnola che inglese”, capace di palleggiare e accelerare con qualità e velocità. Ma non per questo imbattibile: “Ha anche debolezze e negli ultimi match ha faticato. L’Inter può farle male, soprattutto con San Siro che ti esalta”.
L’ex bomber difende la dimensione attuale dei nerazzurri e respinge l’idea di un’Inter un gradino sotto le big: “Basta pensare alle batoste, contano la reazione e il modo in cui ti rialzi. Da certe difficoltà è nata un’Inter migliore, anche nel gioco. E il gruppo è andato avanti senza paura”.
Zamorano poi spende parole importanti per Cristian Chivu, sottolineandone la crescita in panchina: “Mi sto godendo un’evoluzione sorprendente. Prima lavorava soprattutto sulla formazione, ora sta dando un’impronta sempre più chiara. Conosce l’Inter e ha mentalità competitiva”.
Capitolo attacco: per Zamorano il nome su cui puntare è Francesco Pio Esposito. “Ha un futuro luminoso. Da tempo non si vedeva un centravanti naturale così, e italiano: sarà un 9 azzurro. Se non gioca titolare è solo perché davanti ha due mostri come Lautaro e Thuram. Ora serve pazienza: crescere accanto ai grandi lo renderà pronto”.
Su Lautaro Martinez, invece, Zamorano parla di fiducia totale: “Gli riesce tutto. Può ancora migliorare e non lo vedo da nessun’altra parte che non sia l’Inter”. Poi elenca le qualità che lo colpiscono di più: fame agonistica, lavoro per la squadra e “il gol nel sangue”.
Infine, tra i leader del gruppo, Zamorano indica anche Barella, fondamentale per equilibrio e intensità: “È una bussola, attacca e difende, e quando serve si fa sentire”. Con un sorriso, chiude persino con una metafora “da intenditori”: Barella come un Malbec “morbido e speciale”, Lautaro come un Negroamaro “scuro, grintoso e passionale”. In comune, un brindisi che i tifosi sperano di alzare dopo una grande notte europea.



