Mirko Vucinic ha iniziato una nuova vita da allenatore. L’ex attaccante di Lecce, Roma e Juventus è stato nominato commissario tecnico del Montenegro, ereditando una panchina difficile dopo l’esonero di Robert Prosinecki. “Sono all’inizio della carriera, sto studiando. A dicembre prenderò l’ultimo patentino e potrò allenare qualsiasi squadra”, ha spiegato Vucinic in un’intervista. L’esordio non è stato dei più semplici — 0-4 contro le Far Oer — ma la risposta è arrivata subito dopo con la vittoria per 2-1 sul Liechtenstein: “I miei ragazzi devono ritrovare fiducia, il talento non ci manca. L’obiettivo è l’Europeo”.
“Conte, Spalletti e Zeman i miei maestri
”Nel suo nuovo percorso da tecnico, Vucinic non nasconde le ispirazioni: “I miei maestri sono Conte, Spalletti e Zeman. Se riuscirò a diventare un mix dei tre, sarò un allenatore di successo”. E aggiunge un pizzico di autocritica: “Da calciatore mi sarei dovuto impegnare di più, avere i piedi buoni non basta. Ora lo ripeto sempre ai miei ragazzi”. L’ex fantasista montenegrino ha mantenuto i contatti con il calcio italiano, e in particolare con Igor Tudor, oggi sulla panchina della Juventus: “Ci siamo sentiti un paio di volte, soprattutto per parlare di Adzic, che è montenegrino. È un ottimo giocatore, ma se non trova spazio deve andare a giocare altrove per fare esperienza”.“Al Bernabeu serve personalità. Quel gol con la Roma…”
E parlando della sfida di Champions League tra Real Madrid e Juventus, Vucinic sa bene di cosa parla. Nel 2008, proprio al Bernabeu, segnò con la maglia della Roma un gol che eliminò i Blancos. “Indimenticabile, una gioia pazzesca. Fu un’impresa, e devo dire bravo a Spalletti, perché indovinò i cambi… anche il mio!”, ha ricordato sorridendo. Poi il consiglio alla sua ex squadra: “Per affrontare il Real serve personalità. In quello stadio senti il peso della storia e dell’avversario, ma si può fare”. Sulla Juve attuale aggiunge: “C’è equilibrio, qualità e un tecnico preparato. Quando sei la Juventus devi sempre lottare per vincere”. E sul futuro non esclude nulla: “Magari un giorno tornerò in Italia. Chissà…”.



