Trezeguet: “La Juve è unica, quando te ne vai piangi. Rimasi in B per riconoscenza”

“Quando arrivi alla Juve sei felice, quando te ne vai piangi.” Con la sua eleganza e il suo sorriso inconfondibile, David Trezeguet ha incantato il pubblico del Festival dello Sport di Trento, dove ha ripercorso i momenti più intensi della sua carriera, tra ricordi di spogliatoio, vittorie e rammarichi. L’ex bomber francese, uno dei simboli più amati dell’era bianconera, ha parlato a cuore aperto del suo legame con la Juventus, definendolo “un amore unico, che ti segna per sempre”.

La scelta di restare in Serie B

Trezeguet ha ricordato il momento più delicato della storia recente della Juve, la retrocessione in Serie B dopo Calciopoli, e la decisione – non scontata – di restare:

> “Avevo un debito di riconoscenza con il club per il contratto rinnovato nel 2004. Quell’anno in Serie B è stato indimenticabile: ogni trasferta era una festa. Il popolo della Juve ci è stato vicino come mai prima.”Parole che hanno emozionato la platea, ricca di tifosi bianconeri, che lo hanno accolto con applausi e cori da stadio.

Dalla scuola di Buenos Aires al Monaco

Nel suo racconto, Trezeguet è tornato anche alle origini:

> “Sono cresciuto a Buenos Aires, giocando per strada. Mia madre però era severa: se non avevo buoni voti a scuola, niente calcio.”

Il passaggio al Monaco, poi, ha cambiato la sua vita:

> “Tigana è stato più di un allenatore, mi ha insegnato il calcio europeo. Con Henry avevo un legame speciale, mi ha fatto capire la mentalità francese. Ma alla fine, nel calcio, conta solo una cosa: il gol.”

Da lì sono arrivati i trionfi con la Francia del Mondiale 1998 e dell’Europeo 2000, vittorie che Trezeguet definisce “una benedizione arrivata troppo presto”.

L’approdo alla Juve e la “mistica” bianconera

Nel 2000, dopo il celebre golden gol a Euro 2000 contro l’Italia, il suo arrivo a Torino non fu semplice:

> “All’inizio non ero amato, avevo fatto perdere gli azzurri. Ma nello spogliatoio della Juve ho capito subito che lì contava solo vincere. Era uno spogliatoio di campioni: Del Piero, Inzaghi, Fonseca… E al Comunale, con quel campo senza erba, respiravi la mistica juventina.”

Trezeguet ha raccontato anche il legame speciale con Del Piero, con cui formò una delle coppie d’attacco più iconiche del calcio italiano:

> “Con Alex mi capivo a occhi chiusi. È stato un compagno e un amico vero.”

La Champions del 2003 e il grande rammarico

Non poteva mancare un accenno al suo più grande rimpianto: la finale di Champions League 2003 contro il Milan.

> “È il rammarico più grande della mia vita. Eravamo più pronti di loro, ma quella sera andò tutto storto. Dopo, la Juve non ebbe più la stessa forza per tornare in finale.”

Eppure, nonostante il corteggiamento del Barcellona e l’interesse di altri top club, Trezeguet restò ancora a Torino, convinto da una telefonata di Fabio Capello:

> “Mi voleva Vieri, ma io decisi di restare. La Juve era casa mia.”

Tra aneddoti e sorrisi

Il racconto si è chiuso con una risata e un aneddoto divertente sull’ex compagno Mauro Camoranesi:

> “Mi invita a una grigliata a Buenos Aires, dice che è solo una festa per i bambini. Dopo aver mangiato, tira fuori una torta. Io rispondo: ‘No grazie, non mangio dolci’. E lui: ‘Ma è il mio compleanno!’ Era ed è rimasto un matto.”

Applausi, risate e cori da stadio hanno salutato Trezegol, ancora oggi amatissimo. “Alla Juve impari la serietà, ma vivi un amore eterno”, ha detto con emozione, prima di congedarsi tra gli applausi del pubblico.

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