Milano torna dall’Arabia Saudita con più rimpianti che sorrisi. La Supercoppa italiana a Riad era un’occasione concreta per alzare un trofeo e rilanciare l’immagine internazionale di Milan e Inter, ma entrambe le milanesi hanno mancato l’appuntamento: i rossoneri eliminati dal Napoli con una prestazione opaca, i nerazzurri fuori ai rigori contro il Bologna dopo aver comandato a lungo senza chiudere la partita.
Milan, il problema resta il gioco
Il segnale più netto è arrivato dalla semifinale contro il Napoli. Allegri ha gestito uomini e minuti come se la priorità assoluta fosse il campionato, e la squadra lo ha interpretato di conseguenza: pochi automatismi, poca continuità offensiva, difficoltà a costruire quando l’avversario non concede campo. Il Milan resta una squadra educata soprattutto al blocco basso e alle ripartenze: funziona in certi contesti, ma quando le partite diventano di alto livello o richiedono soluzioni diverse, emergono limiti evidenti.
A pesare sono anche le scelte di mercato: l’idea di “rifondare” ha prodotto un gruppo ancora incompleto, con innesti che non stanno spostando gli equilibri come ci si aspettava. Nelle notti da trofeo, l’assenza di un’identità forte e di alternative affidabili si paga.
Inter, dominio senza colpo del ko
L’Inter, invece, un impianto collettivo ce l’ha e spesso è anche brillante. Ma a Riad si è rivisto un difetto ricorrente: tanta produzione, poca concretezza. Contro il Bologna i nerazzurri hanno spinto, hanno avuto fasi di controllo e superiorità, ma non hanno trovato la zampata che cambia la storia di una partita secca. E ai rigori è arrivata l’eliminazione.
Qui entrano in gioco due nodi strutturali. Il primo è tattico: la squadra soffre quando affronta avversari con grande gamba e intensità, perché in mezzo manca interdizione e in alcune situazioni la fase difensiva non regge l’urto. Il secondo è mentale: nei momenti chiave l’Inter tende ad “accontentarsi” del dominio, come se la superiorità del gioco dovesse automaticamente trasformarsi in vittoria.
Il tema Chivu: serve più autorevolezza nei momenti decisivi
Il punto non è la qualità del lavoro, ma il salto di livello nella gestione delle partite che pesano. Per trasformare un’Inter bella in un’Inter vincente servono fame, ferocia agonistica e capacità di restare lucidi quando la partita va chiusa. È qui che il ruolo dell’allenatore diventa decisivo: Chivu sta costruendo identità e serenità, ma ora deve aggiungere “cattiveria” e controllo emotivo per evitare che la squadra perda punti e trofei quando conta davvero.
Un’occasione persa (anche d’immagine)
La Supercoppa non è il trofeo più prestigioso, ma è una vetrina internazionale: andare a migliaia di chilometri e uscire senza lasciare traccia pesa anche a livello di percezione globale. Per Milan e Inter, Riad doveva essere un trampolino. È diventato un promemoria: senza gioco (Milan) e senza colpo del ko (Inter), anche le serate più “mondiali” rischiano di finire nel modo peggiore.



