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    Spalletti, cambia maglia ma non l’ingiustizia: da Pjanic a Kalulu, il colpevole è il regolamento

    Cambia il colore della maglia, non la sensazione di ingiustizia. Luciano Spalletti torna a vivere un déjà-vu dopo l’ennesimo episodio che riaccende il dibattito sul VAR e sulle sue zone d’ombra: in Inter-Juventus, l’arbitro La Penna ha estratto il secondo giallo a Kalulu per un contatto giudicato leggerissimo, senza che la tecnologia potesse intervenire per correggere l’errore.

    Una dinamica diversa nei dettagli, ma simile nella sostanza a quella che Spalletti aveva già visto da protagonista anni fa, nello stesso stadio e in una partita altrettanto pesante.

    Il caso Kalulu-Bastoni: perché il VAR non può correggere

    L’episodio che ha fatto esplodere la polemica nasce dal contatto tra Kalulu e Bastoni: il provvedimento disciplinare porta all’espulsione del difensore bianconero, ma il punto cruciale è un altro. Anche se le immagini possono chiarire la dinamica, il VAR oggi non può intervenire sui secondi gialli (e quindi sulle espulsioni per doppia ammonizione).

    Risultato: quando l’errore è legato a una seconda ammonizione, la decisione resta “blindata” dal protocollo, e le conseguenze sportive diventano immediate e pesanti.

    Il precedente del 2018: Pjanic “graziato”, Vecino espulso

    Per capire perché Spalletti parla di ingiustizia che si ripete, bisogna tornare indietro di otto anni. In quel derby d’Italia, con la Juventus in lotta scudetto e l’Inter a caccia della Champions, ci fu un episodio rimasto nella memoria: Matías Vecino venne espulso, mentre Miralem Pjanic, già ammonito, non ricevette il secondo giallo nonostante un intervento molto discusso.

    Anche allora il tema era lo stesso: il VAR non poteva intervenire su una seconda ammonizione (o su un mancato secondo giallo). E, ancora una volta, a pagare furono le conseguenze di una regola considerata insufficiente.

    “Il colpevole è il regolamento”: la polemica che non si spegne

    Il nodo resta irrisolto: il calcio ha introdotto la tecnologia per ridurre gli errori decisivi, ma ha lasciato una falla evidente proprio in un’area che può cambiare una partita: l’espulsione per doppia ammonizione.

    Per questo l’accusa (diretta o indiretta) non è soltanto all’arbitro: il bersaglio diventa il sistema. E la sensazione, per chi vive questi episodi da anni, è che l’ingiustizia non sia casuale ma figlia di un protocollo che non copre tutte le situazioni.

    Cosa può succedere adesso

    Dopo l’ennesima bufera, cresce la pressione per una revisione del protocollo: l’obiettivo sarebbe permettere l’intervento VAR almeno in caso di errore evidente sul secondo giallo che porta all’espulsione. È la correzione che tanti invocano da tempo, per evitare che episodi simili continuino a ripetersi a distanza di anni.

    Intanto, però, la realtà resta la stessa: da Pjanic a Kalulu, il filo rosso è uno solo. Nel calcio di oggi, quando si parla di secondo giallo, il VAR non può ancora mettere mano. E a pagare, spesso, sono squadra e allenatore.

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