Luciano Spalletti ha rimesso in carreggiata la Juventus in appena due mesi e mezzo. Dopo la rivoluzione incompiuta di Thiago Motta e il periodo complicato con Tudor, i bianconeri oggi mostrano un’identità chiara in ogni reparto, con numeri che raccontano una squadra tornata competitiva ai massimi livelli.
Juve più solida: pochi gol subiti e assetto trovato
Il segnale più evidente è arrivato dalla fase difensiva. Nelle ultime sei gare di Serie A la Juventus ha incassato appena due gol: non è un dato casuale, ma la conseguenza di un’organizzazione più stabile e di un sistema finalmente coerente con le caratteristiche dell’organico. La squadra appare più corta, più equilibrata e soprattutto più continua nell’attenzione, anche nelle fasi “sporche” delle partite.
Media punti da vertice: Spalletti meglio dei predecessori
Il cambio di passo è netto anche nei risultati. Con Spalletti la Juve ha raccolto 24 punti in 11 partite di campionato, viaggiando a 2,18 punti a gara: una media tipica da corsa scudetto. Un rendimento superiore a quello registrato con Tudor (1,76) e con Thiago Motta (1,79), a conferma di un impatto immediato e concreto.
In Champions League il confronto è più articolato, ma l’effetto “raddrizzatore” è evidente: i 7 punti in 3 partite hanno sistemato una partenza difficile e rimesso i bianconeri su binari più credibili.
Perché in Nazionale non era successo?
Viene naturale chiedersi come mai questa capacità di “aggiustare” non si sia vista con la stessa forza in Nazionale. La risposta sta nel ruolo: un commissario tecnico lavora con tempi ridotti, condizionato da dinamiche esterne e con meno possibilità di intervenire quotidianamente su condizione, automatismi e mentalità. In un club, invece, Spalletti può costruire giorno dopo giorno, come già avvenuto in passato con i suoi progetti migliori.
Dalla rivoluzione alla ricostruzione
Thiago Motta era stato scelto per un cambio di rotta profondo, ma tra sprazzi di bel gioco e risultati altalenanti la spinta si è esaurita. Tudor aveva provato a riportare “juventinità” e concretezza, ma con margini ridotti e una squadra già impostata. Spalletti, arrivato il 30 ottobre, ha trovato un gruppo fatto e finito: nessun alibi, solo lavoro e correzioni mirate. I risultati gli stanno dando ragione.
Ora la Juve può puntare in alto
La sensazione è che il meglio debba ancora arrivare: identità, solidità e continuità sono tornate. Se la crescita proseguirà, la Juventus non sarà soltanto in corsa per la Champions, ma potrà davvero alzare l’asticella e puntare al vertice.



