Jannik Sinner continua a crescere anche dove, a parole, dice di sentirsi meno sicuro: il servizio. Dopo l’esordio a Melbourne contro Hugo Gaston, il numero 2 del mondo aveva ammesso che la battuta “non è un colpo” su cui si sente ancora pienamente affidabile e che il margine di miglioramento è ampio. Eppure, nel match dominato contro James Duckworth, proprio il servizio è stato la chiave più luminosa della prestazione.
Il dato che colpisce subito è il record personale: 18 ace, il massimo mai realizzato da Sinner in una partita dello Slam (il precedente era 17 a Wimbledon 2024 contro Medvedev). Ma il valore del servizio non si misura solo con i vincenti: conta la continuità, l’efficacia nei momenti delicati e la capacità di togliere certezze all’avversario.
Le statistiche confermano il salto di qualità: 65% di prime in campo, 86% di punti vinti con la prima e 56% con la seconda. Numeri da “servizio dominante”, soprattutto se associati alla gestione dei game: Sinner ha tenuto la battuta spesso senza concedere spazio, con diversi turni chiusi a 0 o a 15.
Emblematico il passaggio chiave del secondo set: sullo 0-1, davanti alla prima palla break concessa, Jannik ha risposto con una seconda lavorata e profonda, poi ha piazzato un ace e un’altra seconda solida. È il segnale più chiaro di quanto il servizio sia diventato un’arma anche “mentale”: nei punti che pesano, Sinner riesce a comandare.
Il lavoro con Vagnozzi e Cahill: cosa è cambiato nel servizio di Sinner
Il miglioramento non è casuale. Il servizio di Sinner è cresciuto negli anni, ma l’accelerazione decisiva è arrivata dopo la finale persa agli US Open contro Alcaraz, quando il team ha iniziato a lavorare su modifiche tecniche e di ritmo.
Il coach Simone Vagnozzi ha spiegato che sono stati rivisti movimento e tempi, mentre Darren Cahill ha sottolineato un aspetto cruciale: non si è cercato di aumentare la percentuale rallentando, ma di mantenere alta la velocità e portare la palla più vicina alle righe, per ottenere più punti “gratis”.
Sinner stesso ha raccontato di aver cambiato alcuni dettagli: ritmo leggermente più controllato, lancio di palla meno avanti e più “sopra la testa”. Resta qualche fase in cui perde controllo, ma ormai si parla di rifiniture: piccoli aggiustamenti, non di una base da ricostruire.
Un’arma sempre più decisiva
Il servizio è l’unico colpo in cui un tennista può fare tutto da solo: nessuna variabile esterna, solo gesto, precisione e coraggio. E Sinner sta trasformando proprio questo colpo in un acceleratore di vittorie. Il record di ace è solo la superficie: la vera notizia è che la battuta, oggi, gli permette di gestire i momenti chiave e di spegnere le rimonte prima ancora che nascano.



