Sarri e la Juve, un matrimonio mai riuscito: dna diverso, frizioni coi senatori e la gestione di CR7

Quando Maurizio Sarri arrivò sulla panchina della Juventus nell’estate 2019, doveva essere l’inizio di una nuova era. Più estetica, più gioco, meno pragmatismo. Ma la convivenza tra il tecnico toscano e il mondo bianconero durò una sola stagione, chiusa comunque con lo scudetto, l’ultimo conquistato finora dal club. Un successo che però non riuscì a mascherare le difficoltà di un rapporto mai decollato, tra divergenze tattiche, frizioni con lo spogliatoio e una gestione complessa di Cristiano Ronaldo.

Sarri fu scelto come successore di Allegri in un momento di transizione, quando la dirigenza bianconera voleva cambiare pelle puntando su un calcio più propositivo. Ma l’allenatore si trovò davanti una squadra a fine ciclo, legata a meccanismi e gerarchie consolidate. Gli scontri con i senatori furono inevitabili e il progetto tecnico non riuscì mai a svilupparsi fino in fondo. Lo stesso Sarri, mesi dopo, confessò di aver riunito il suo staff per valutare l’idea di dimettersi, salvo poi decidere di resistere e adattarsi a un contesto che non sentiva davvero suo.

La presenza di CR7 aggiunse un ulteriore livello di complessità. Sarri provò a costruire una squadra che esaltasse il talento del portoghese, arrivando a spostare Dybala falso nove per liberare Ronaldo negli spazi. Il piano sembrava funzionare, fino alla sospensione del campionato per il Covid: da quel momento, la Juve si limitò a gestire. Vinse lo scudetto, sì, ma senza mai dare la sensazione di essere padrona del proprio destino.

Oggi, mentre Igor Tudor si prepara a sfidare Sarri da ex all’Olimpico, i destini dei due si incrociano ancora. Entrambi hanno dovuto convivere con mercati che non rispecchiavano le proprie idee e con gruppi difficili da plasmare. Eppure Sarri resta l’ultimo a portare un titolo di campione d’Italia a Torino: un successo arrivato più per inerzia che per identità. Dopo di lui, né Pirlo né Allegri sono riusciti a ricostruire un’anima bianconera vincente.

Oggi la Juve di Tudor vive un momento simile: tra infortuni, dubbi tattici e un’eredità pesante, cerca una nuova strada per ritrovare se stessa. Ma quella Juve di Sarri, pur discussa, resta l’ultima ad aver toccato la vetta.

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