Dopo il gol segnato con la Nazionale contro l’Estonia, il nome di Pio Esposito è sulla bocca di tutti. Il giovane attaccante dell’Inter, appena ventenne, ha mostrato qualità, coraggio e freddezza sotto porta, riaccendendo il dibattito su quale centravanti italiano del passato possa ricordare. Ma, come sottolineano in molti, siamo davanti a una crisalide: un talento che sta sbocciando e che va lasciato crescere con calma.
Il gol realizzato a Tallinn — un colpo di collo destro al volo su cross basso dalla sinistra — è un gesto da centravanti puro, uno di quelli che si sentono a casa in area di rigore. Precisione, coordinazione e scelta di tempo perfetta. Qualità che rimandano alla furbizia e al senso della posizione di Alessandro Altobelli, “Spillo”, con cui Esposito condivide anche la capacità di smarcarsi in spazi stretti e gestire il pallone con tecnica sopra la media.
Ma Pio non è solo un finalizzatore. In lui si intravede anche la visione di gioco di Roberto Bettega, capace di legare il gioco della squadra e rifinire per i compagni, come dimostrano alcune giocate nella sfida con l’Estonia. Non ha la potenza di Vieri, né la fisicità di Toni, ma possiede una tecnica più raffinata, e forse più margine di crescita sotto il profilo tattico.
Il ragazzo — dicono Gattuso e Chivu — ha una dote rara: personalità. È entrato in campo senza paura, con la voglia di provarci e il coraggio di sbagliare. Ora serve solo pazienza: Pio Esposito è ancora all’inizio del suo percorso, ma se continuerà a lavorare con la stessa umiltà e fame, il cielo azzurro potrebbe presto essere suo.



