Papu Gomez: “Squalificato per una sciocchezza, ma a 37 anni sono ancora al top. Napoli? Un sogno mancato”

Alejandro “Papu” Gomez riparte dal Padova dopo due anni di squalifica per doping, una vicenda che lui definisce “una sciocchezza costata troppo”. A 37 anni, però, il campione del mondo argentino è convinto di essere ancora all’altezza: “Sono il Papu di sempre, il mio livello è alto anche con qualche acciacco”. La scelta di Padova è stata di cuore: “Volevo rinascere, sentirmi importante. Non mi interessavano i soldi: avevo offerte dall’Arabia e dall’Argentina, ma volevo ancora misurarmi a un certo livello”.

La squalifica ha rappresentato uno dei momenti più difficili della sua vita: “Mi sono ritrovato senza routine, senza calcio, pieno di tempo libero. Ho iniziato a giocare a padel anche tre volte al giorno, solo per non pensare. Poi mi sono affidato a uno psicologo”. L’episodio dello sciroppo del figlio, che ha portato alla positività, lo racconta così: “Preso in buona fede in piena notte. Non avevo dichiarato nulla al controllo. Due anni di squalifica? Assurdi”. Durante lo stop ha letto molto, soprattutto libri di nutrizione e psicologia, ma seguire il calcio era doloroso: “I primi mesi non guardavo nulla, ero arrabbiato. Pensavo: perché proprio a me?”. Ripercorrendo la carriera, il Papu non ha rimpianti: “Ho realizzato tutto: Serie A, Champions, Nazionale, Mondiale. Dopo ogni momento buio ne è arrivato uno bello”. Una squadra in cui avrebbe voluto giocare? “Il Napoli. Per la passione, per Diego. Sono cresciuto con le sue giocate”. Emozioni e ricordi scorrono dal Catania “argentino”, alla scelta sbagliata del Metalist, fino agli anni indimenticabili con Gasperini: “All’Atalanta o correvi o eri fuori. Aveva ragione lui”.

Ricorda Valencia-Atalanta come “il momento più bello e più triste”, con Bergamo travolta dal Covid e la squadra capace di regalare gioia in mezzo al dolore. Parlando della vittoria del Mondiale, rivive la follia di quei giorni: “In Argentina è stato incredibile. Non riuscivamo nemmeno a fare tre chilometri per la festa, cinque milioni di persone in strada”. Ideale erede? “Forse Dominguez del Bologna, ma ormai cercano tutti calciatori fisici”. Sulla Serie A attuale vede la Roma lottare per lo scudetto: “Per me può arrivare fino in fondo”. Su Palladino all’Atalanta: “Scelta giusta, ragazzo preparato”.

Oggi il Papu è un padre “vecchia scuola” e segue da vicino i figli nello sport, tra calcio e tennis. E chiude con una certezza: “Per un periodo il Papu calciatore non c’era più. Ma ora posso dirlo: il Papu è tornato”.

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