Non solo Simone Inzaghi: da Di Biagio agli ex Serie A, cosa fanno gli “italiani” d’Arabia

Sulla vetta della PIF Tower, il grattacielo più alto di Riad, sventola una bandierina italiana con il logo della Serie A. Un dettaglio simbolico che racconta bene come, nella capitale saudita, ci sia molto più azzurro di quanto si possa immaginare. Non solo per Simone Inzaghi, che da pochi mesi guida l’Al-Hilal, ma per una vera e propria colonia italiana che lavora – a vario titolo – nel calcio saudita. Riad è una metropoli da oltre sette milioni di abitanti, incastonata nel deserto, dove il pallone è diventato parte centrale della vita sportiva e sociale. In città giocano quattro squadre di Saudi Pro League: Al-Hilal, Al-Nassr, Al-Shabab e Al-Riyadh, tra stadi moderni, investimenti enormi e una presenza italiana sempre più visibile.

Simone Inzaghi è il volto più noto: il suo Al-Hilal è secondo in campionato e primo nella Champions asiatica, con cinque vittorie su cinque. Accanto a lui lavora uno staff quasi interamente italiano composto da Fabio Ripert, Massimiliano Farris, Ferruccio Cerasaro, Claudio Spicciariello, Enrico Allavena e Sebastiano Siviglia, entrato nello staff in questa stagione dopo i successi condivisi con Inzaghi alla Lazio, tra cui Coppa Italia e Supercoppa del 2009. Un altro italiano è presente all’Al-Nassr: Giovanni Bianchi, storico preparatore atletico passato anche da Bayern Monaco, Fiorentina e Palermo, arrivato a Riad da pochi mesi. Sul fronte federale spicca invece Gigi Di Biagio, attuale allenatore dell’Under 23 della Nazionale saudita, che il 16 dicembre ha conquistato la Gulf Cup battendo l’Iraq in finale. Con lui lavorano Fabrizio Piccareta, tecnico giramondo con esperienze in Inghilterra, Portogallo, Finlandia e Albania, e Domenico Doardo, preparatore dei portieri con un lungo curriculum internazionale.

L’unico calciatore italiano del campionato è Mateo Retegui, bomber dell’Al-Qadsiah, squadra che però gioca a Khobar, circa 400 chilometri lontano da Riad. Per il resto, la Saudi Pro League è ormai popolata di vecchie conoscenze della Serie A. All’Al-Hilal giocano Sergej Milinkovic-Savic, Theo Hernandez, Kalidou Koulibaly, Joao Cancelo e Malcom, noto ai romanisti per il clamoroso dietrofront del 2018 quando, in volo verso Roma, virò improvvisamente verso Barcellona. All’Al-Nassr, oltre a Cristiano Ronaldo – sempre più vicino al traguardo dei mille gol in carriera – ci sono Marcelo Brozovic, Kingsley Coman e Joao Felix, attuale capocannoniere del torneo. All’Al-Shabab militano invece Yacine Adli, ex Milan, e Wesley Hoedt, passato dalla Lazio proprio ai tempi di Inzaghi: oggi sono a pochi chilometri di distanza dopo un passato fatto anche di scontri accesi e chiarimenti lontano dai riflettori.

Tra panchine, staff tecnici, dirigenti e calciatori, l’Italia è ormai parte integrante del progetto calcistico saudita. E mentre Riad continua a crescere come hub sportivo internazionale, la sensazione è che la presenza azzurra non sia destinata a ridursi, ma anzi a diventare sempre più strutturale.

Se vuoi, posso anche accorciarlo ulteriormente, renderlo più editoriale o più cronaca pura.

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