Musetti punta al numero 3: “Voglio crescere sul veloce. Il rovescio a una mano? Non lo cambierei mai”

Melbourne per Lorenzo Musetti non è un posto qualunque. Qui, nel gennaio 2019, vinse lo Slam Junior; oggi torna all’Australian Open 2026 da numero 5 del mondo, con una vita più stabile e una consapevolezza nuova: famiglia, due figli e l’ambizione di fare ancora un salto in avanti. L’esordio a Melbourne Park sarà contro Raphael Collignon (n.72 ATP), match inedito e potenzialmente insidioso, ma Musetti si presenta con idee chiare e obiettivi dichiarati.

“Il numero 3 mi stuzzica, ma penso al presente”

Musetti non nasconde che la classifica lo attiri: la posizione numero 3 è un traguardo concreto, anche per via dei punti da difendere nei primi mesi e di quelli che chi gli sta davanti dovrà invece proteggere. Ma l’approccio resta prudente: “Meglio ragionare partita per partita”, spiega, sottolineando come il primo turno Slam sia sempre delicato, soprattutto contro un avversario mai affrontato.

Gli Slam come “sport diverso”: Musetti si sente a suo agio

Il format tre set su cinque è qualcosa che Musetti apprezza da sempre: più tempo per leggere la partita, trovare soluzioni, gestire momenti complicati e far emergere qualità tecniche e fisiche. La conferma arriva anche dal percorso recente: dopo la semifinale a Wimbledon e quella al Roland Garros, Musetti sente di avere un livello più solido e una mentalità più adatta alle due settimane degli Slam.

La chiave del 2026: migliorare sul cemento e sul servizio

Se il 2025 lo ha consacrato sulla terra rossa (finale a Montecarlo e grandi risultati nei Masters europei), ora la priorità è chiara: crescere sul veloce, superficie che domina gran parte della stagione. Musetti indica come passaggio decisivo il lavoro su servizio e colpi d’inizio gioco, fondamentali per reggere ritmi più alti e essere competitivo contro i migliori anche sul cemento.

Rovescio a una mano e variazioni: identità, ma con efficacia moderna

Musetti resta uno dei simboli del tennis “di stile”: rovescio a una mano, slice, palle corte. E conferma: se dovesse rinascere, rifarebbe la stessa scelta. Allo stesso tempo riconosce la difficoltà del tennis contemporaneo, dove la palla viaggia più veloce e le variazioni funzionano solo se create nelle condizioni giuste.

Nuovo staff: con José Perlas per essere più aggressivo

Accanto allo storico coach Simone Tartarini, Musetti ha inserito José Perlas, puntando su esperienza e nuove soluzioni. L’avvio della collaborazione è stato positivo, già testato a Hong Kong, e il lavoro va in una direzione netta: più aggressività, più iniziativa, meno attesa. Non solo contrattacco, ma tennis propositivo fin dai primi colpi.

Condizione fisica: “Sto bene, nessun allarme”

Dopo qualche preoccupazione legata a piccoli acciacchi e a un ritiro in un’esibizione, Musetti rassicura: si sente in forma, si allena a pieno ritmo e guarda al numero 5 non come un punto d’arrivo, ma come un trampolino.

Il messaggio al “Musetti 2019”

Ripensando al ragazzo che vinse il titolo junior a Melbourne, Musetti si dà un consiglio semplice ma pesante: ignorare il rumore, non farsi condizionare dai commenti e dalle etichette. Oggi, con più esperienza, sente di essere pronto anche per gestire pressione e aspettative.

Il percorso all’Australian Open 2026 comincia da Collignon, ma l’orizzonte è chiaro: crescita sul cemento, maggiore aggressività e assalto alla top 3.

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