L’amarezza di Lorenzo Musetti è tutta nelle parole pronunciate in conferenza stampa a Melbourne, dopo il ritiro nei quarti dell’Australian Open contro Novak Djokovic. L’azzurro era avanti di due set e stava offrendo una delle prove migliori della carriera, prima di essere costretto ad alzare bandiera bianca per un problema fisico.
“Ho giocato una delle migliori partite della mia vita per importanza e pesantezza di palla, mettendo in difficoltà il giocatore che ha vinto più di tutti nella storia del tennis. Ed è proprio questo che mi fa arrabbiare: non capisco il motivo di questi infortuni”, ha spiegato Musetti, visibilmente scosso.
Il problema sarebbe legato all’adduttore della coscia destra. Musetti ha ricostruito la dinamica dell’infortunio: “All’inizio del terzo set ho sentito male alla gamba destra. Sono arrivato su una smorzata e, quando sono tornato a rispondere, ho sentito qualcosa nella parte alta della gamba”. Nonostante il dolore, l’azzurro ha provato a resistere: “Nel terzo game del secondo set avevo già detto al team che mi ero fatto male e mi hanno chiesto di stringere i denti. Ho continuato perché per il resto mi sentivo bene”.
Il peggioramento è arrivato poco dopo: “Il problema non andava via. Dopo il medical time out sono rientrato, ma il dolore è aumentato. Con il servizio riuscivo a compensare, poi però non potevo più spingere: soprattutto di dritto era impossibile”.
Da qui la scelta di fermarsi: “Non aveva senso fare fasciature e restare in campo. È nella parte alta della coscia: quando tornerò a casa farò gli esami e vedremo”. Musetti ha anche collegato l’episodio ai guai fisici già vissuti in passato: “È la stessa gamba del Roland Garros, ma credo in un punto diverso. Ho fatto tutti gli esami prima della stagione per evitare che succedesse e non ho parole per descrivere quello che sto sentendo”.
Infine, la frustrazione più grande: l’infortunio è arrivato prestissimo nella stagione. “Se fosse successo a fine anno potevo dare la colpa alla fatica, ma è il secondo torneo: non so da cosa possa dipendere. Ed è questo che mi fa più male”.



