Modric shock: “Mio nonno ucciso nel 1991, fuggimmo dalla guerra”. Il croato: “Comprerò la casa bruciata”

Luka Modric si racconta in una lunga intervista, tra ricordi dolorosi e ambizioni con la maglia del Milan. Il centrocampista croato, oggi leader rossonero, torna sulle sue origini e su una ferita mai chiusa: l’uccisione del nonno Luka durante la guerra nei Balcani.

Modric spiega di portare quel nome con orgoglio e di aver vissuto i primi anni lontano dalla normalità che molti immaginano per un futuro Pallone d’Oro. Da bambino non frequentò l’asilo e trascorse molto tempo nella “casa alta” del nonno, ai piedi del monte Velebit, in Dalmazia. Un luogo che per lui è simbolo di famiglia, infanzia e identità.

Nel dicembre del 1991, quando aveva appena sei anni, arrivò la tragedia: il nonno non tornò a casa e venne ritrovato senza vita, ucciso in un prato vicino alla strada. Poco dopo, la famiglia fu costretta a lasciare tutto. Modric ricorda la fuga e i trasferimenti, prima a Makarska in un campo profughi, poi a Zara. Racconta che, nonostante tutto, il pallone fu un rifugio: giocare lo aiutava a vivere “come sarebbe giusto vivere a quell’età”, anche se la guerra era ovunque.

Tra i passaggi più intensi dell’intervista, Modric parla della casa del nonno: dopo l’assassinio venne incendiata e oggi è in rovina, circondata da un’area che in passato era minata. L’abitazione è attualmente proprietà dello Stato e si parla di trasformarla in un museo, ma Modric vorrebbe decidere lui: il suo obiettivo è comprarla e riportarla a sé, perché quel “rudere” rappresenta un pezzo della sua vita.

Spazio anche al presente e al Milan. Modric spiega cosa lo tiene ancora ai vertici a 40 anni: non indica segreti miracolosi, ma la passione totale per il calcio, che mette sullo stesso piano della famiglia. E rilancia le ambizioni rossonere: “Al Milan si deve giocare sempre per vincere”, con lo scudetto come traguardo possibile.

Nel racconto emergono anche dettagli di vita: da giovane studiò all’istituto alberghiero e, se non fosse diventato calciatore, avrebbe voluto fare il cameriere. Poi i legami col calcio italiano, l’amore per la Serie A vista da bambino, gli idoli come Boban e Totti, e il rapporto con grandi allenatori e personaggi del suo percorso, fino alla sintonia con Allegri e al legame con Ibrahimovic, oggi consulente di RedBird.

Per Modric, il Milan non è un capitolo di passaggio: è la scelta “naturale” di una carriera che vuole ancora scrivere pagine importanti, con un obiettivo chiaro: vincere.

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