Mkhitaryan: “Klopp mi deve ancora 50 euro! Da Mou a Inzaghi, tutti i miei maestri”

Sul palco del Festival dello Sport di Trento, Henrikh Mkhitaryan ha ripercorso la sua lunga carriera, tra aneddoti, emozioni e i grandi allenatori che lo hanno segnato. Davanti a una platea gremita e a tanti tifosi con la maglia dell’Inter, l’armeno ha raccontato il suo viaggio — umano e calcistico — dall’Armenia fino a Milano, ricordando anche la figura del padre, scomparso troppo presto: “Ero attaccante come lui, giocavo per lui. Dopo la sua morte, in ogni allenatore ho cercato una figura paterna”.

Poi, una carrellata di nomi e ricordi: “Lucescu mi ha portato allo Shakhtar, mi ha insegnato a divertirmi. Con Klopp a Dortmund ho vissuto momenti difficili, ma mi ha aiutato tanto: mi deve ancora 50 euro per una scommessa dopo due gol! (ride). Tuchel invece mi disse: ‘Farai 15 gol e 15 assist nel ruolo in cui ti vedo io’. Aveva ragione, mi ha ridato la felicità di giocare. E poi Mourinho: all’inizio è stato durissimo, ma mi ha fatto crescere come uomo. Voleva mettermi in difficoltà per vedere se ne sarei uscito. A Roma, invece, ci siamo capiti in tutto”.Un passaggio intenso anche sul suo arrivo in Italia: “Nel 2019 dovevo scegliere tra Milan e Roma, e decisi per la Roma. Tre anni bellissimi. Mi sento italiano: mio figlio è nato a Roma, mia figlia a Milano”. Sul passaggio all’Inter, Mkhitaryan ha rivelato:

“Non fu semplice, la Roma non fu chiara. L’Inter mi offrì due anni, accettai. Quando Mourinho lo seppe si arrabbiò, ma era troppo tardi. Con Inzaghi ho vissuto tre anni fantastici: per me è stato padre, amico e consigliere. Gli ho scritto quando è andato via”.

Infine, la Champions: “È stato un orgoglio e un trauma insieme. Abbiamo vissuto un percorso meraviglioso e poi perso tre titoli nel finale, ma il calcio è anche questo”.

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