La sconfitta contro il Parma rischia di essere uno spartiacque pesante per il Milan: dopo una lunghissima serie positiva, il passo falso frena bruscamente l’inseguimento al tricolore e, di fatto, sposta l’attenzione su un obiettivo diventato improvvisamente prioritario: mettere al sicuro la qualificazione in Champions League.
Il punto è che, guardando la classifica e l’andamento del campionato, lo scudetto sembra ormai un discorso quasi chiuso. L’Inter continua a viaggiare con una regolarità “da categoria a parte”: al netto di pochi inciampi di prestigio, i nerazzurri hanno costruito un solco netto con le inseguitrici, lasciando pochissimo per strada contro le squadre fuori dal podio. È anche per questo che, per il Milan, la sensazione è di aver “sprecato” troppe occasioni nei match teoricamente più gestibili.
I numeri raccontano una tendenza chiara: i rossoneri hanno perso troppi punti contro avversarie della parte destra della classifica, un’emorragia che pesa più di qualsiasi scontro diretto. E quando si arriva a febbraio con un margine ridotto, ogni pareggio o sconfitta “banale” diventa una zavorra.
Da qui la nuova priorità: difendere la zona Champions. Perché dietro il Milan cresce la pressione: Roma, Como e Atalanta stanno spingendo forte, mentre Napoli e Juventus restano squadre che possono rientrare in corsa con continuità di risultati. E il calendario non aiuta: nelle prossime settimane, dopo l’impegno con la Cremonese, arriverà una sequenza che mette insieme big match e trasferte complesse, con tappe come Inter, Lazio fuori casa, Torino, Napoli al Maradona, Udinese, Verona e Juve. Un ciclo che può definire tutto: classifica, umori e prospettive.
Sul campo, i problemi sono quelli già noti ma ora più evidenti: il Milan fatica a essere incisivo negli ultimi trenta metri, concede spesso qualcosa di troppo dietro e costruisce con una lentezza che facilita le difese avversarie. In più, l’assenza (o comunque l’utilizzo limitato) di un centravanti “puro” riduce i riferimenti offensivi e rende più prevedibile la manovra, soprattutto contro squadre chiuse.
Archiviato il sogno scudetto, Allegri è chiamato a guardarsi alle spalle. Non porta trofei, ma porta risorse, prestigio e programmazione: la Champions, oggi, non è un extra. È la partita più importante della stagione rossonera.



