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    Mattia Furlani, dal basket all’atletica: “Era un bimbo magrolino, ma quando saltava volava”

    Gli inizi al Basket Club La Foresta di Rieti

    Prima di diventare campione del mondo nel salto in lungo, Mattia Furlani ha inseguito i suoi sogni con un pallone da basket. A dieci anni giocava al Basket Club La Foresta di Rieti, con la divisa verde e la passione per il canestro. “Era magrolino, ma aveva già una grande elevazione”, ricorda l’allenatore Gioacchino Fusacchia, che lo seguì in quella stagione: “Giocava a minibasket, ma praticava anche atletica. La pallacanestro, però, era la sua prima passione”.

    Da Kobe Bryant a Furlani: il filo conduttore a Rieti

    Lo stesso parquet aveva visto nascere anche le prime giocate di Kobe Bryant nel 1984, quando il padre Joe giocava a Rieti. Fusacchia lo allenò: “Era irrequieto, sfidava tutti, persino in strada. Non voleva mai uscire dal campo”. Mattia, anni dopo, indossò la stessa casacca e si ispirò alla Mamba Mentality, lo spirito di sfida continua che l’ha accompagnato fino al trionfo mondiale.

    L’oro mondiale a Tokyo e i precedenti successi

    A soli 20 anni, Furlani ha conquistato l’oro mondiale a Tokyo con un salto da 8,39 metri, dopo il bronzo alle Olimpiadi di Parigi. Una vittoria che ha segnato l’inizio della sua carriera da professionista del lungo, ma che affonda le radici in una vita sportiva di famiglia: il padre Marcello era altista, la madre Khaty velocista, i fratelli Erika e Luca hanno seguito anch’essi percorsi agonistici.

    L’amore per il basket mai dimenticato

    Nonostante la scelta definitiva dell’atletica, Furlani non ha mai abbandonato del tutto la pallacanestro: ancora oggi gioca nei playground di Rieti con gli amici. “Era tranquillo, non faceva la differenza rispetto agli altri bambini. Ma quando saltava, si notava subito che aveva qualcosa in più”, racconta Fusacchia.

    Una città di campioni: da Furlani a Howe

    Il club reatino ha visto passare anche Andrew Howe, futuro campione dell’atletica, che per due stagioni indossò la stessa divisa prima di dedicarsi al lungo. Una maglia che sembra portare fortuna: chi l’ha indossata ha trovato la strada per diventare grande.

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