Giuseppe Mascara ripercorre una carriera costruita tra talento, istinto e sacrificio, iniziata davvero sulla sabbia di Marina di Ragusa. Proprio lì, racconta, sono nati i gesti tecnici che lo hanno reso decisivo in oltre vent’anni di calcio vissuti tra Catania, Palermo, Perugia e Napoli, con più di 500 partite giocate.
Mascara ricorda i derby siciliani, il rapporto speciale con Catania, il celebre gol da centrocampo nel 4-0 al Barbera e anche i momenti difficili come la tragedia di Raciti. A Perugia ha vissuto l’epoca dei Gaucci, dei bonus pattuiti a parole, dell’amicizia con Sedivec e della presenza di Saadi Gheddafi, “umile, ma quasi mai in allenamento”.
Il passaggio a Napoli gli ha aperto le porte della Champions e di uno spogliatoio ricco di campioni come Cavani, Hamsik e Lavezzi: “Con il Pocho ogni uscita era imprevedibile”, racconta. E grazie a Marcello Lippi è arrivata anche la chiamata in Nazionale, un traguardo mai raggiunto prima da un giocatore del Catania.
Oggi Mascara è ripartito dalla Serie D, al Paternò, dopo alcune esperienze nei dilettanti e un breve passaggio da allenatore del Novara. Predilige un calcio offensivo, ispirato da Zeman e Marino: “Prima arrivi dalla parte opposta, prima fai gol”.Padre di quattro figli tutti calciatori, non impone nulla: “Devono solo divertirsi e avere passione”. Un romanzo di calcio vissuto con naturalezza e senza rimpianti.



