L’ex portiere del Milan e campione del mondo 2006 si racconta: dagli inizi alla Roma al dualismo con Abbiati, dal gol storico col Livorno fino all’esperienza con Mourinho al Chelsea. Oggi allena in Serie D con il Sondrio.
Amelia allenatore: “La gavetta è fondamentale”
Dopo una carriera ricca di successi, Marco Amelia ha scelto di ripartire dal basso come tecnico. Oggi guida il Sondrio in Serie D e punta a una nuova salvezza miracolosa:
“Lo scorso anno eravamo penultimi, ci davano per spacciati e invece ci siamo salvati. Quest’anno siamo partiti male, ma sono fiducioso: il nostro campionato inizierà tra 3-4 giornate”.
La passione per la panchina è nata osservando da vicino i tecnici durante gli ultimi anni di carriera: “Ero curioso, facevo domande, tanti mi consigliarono Coverciano e ho iniziato questo percorso”.
Dal sogno Roma al Mondiale 2006
Amelia è cresciuto nella Lupa Frascati come attaccante, poi la scelta del ruolo di portiere, spinto anche dal fratello. Esordì giovanissimo con la Roma, vincendo lo scudetto del 2001 senza mai scendere in campo, prima di trasferirsi al Livorno, dove la sua carriera decollò.
Con la Nazionale ha vinto il Mondiale 2006 da terzo portiere, al fianco di Buffon e Peruzzi:
“Non ho giocato ma mi sono allenato più degli altri. È stata una faticaccia, ma Lippi ha costruito un gruppo straordinario. Ci divertivamo tanto, come quella volta che il ct finse di pescare un pesce dal laghetto del ritiro”.
Il gol storico col Livorno e la paura in volo
Il momento più incredibile in carriera resta il gol segnato col Livorno in Coppa Uefa contro il Partizan.
“C’è un abisso tra parare e segnare. Fu un’emozione unica, anche se subito dopo rischiammo grosso: sul volo di ritorno ci furono problemi tecnici e pensai: ‘Sono il primo portiere italiano a segnare in Europa e non lo potrò raccontare a nessuno’”.
Milan, il dualismo con Abbiati e la lite Allegri-Ibrahimovic
Al Milan, Amelia visse anni intensi da secondo portiere, con grande rispetto reciproco con Christian Abbiati. Ma c’è un rimpianto che ancora brucia: lo scudetto mancato.
“Negli ottavi di Champions del 2012, dopo il 4-0 all’andata, al ritorno contro l’Arsenal Allegri portò due portieri in panchina. Ibrahimovic lo interpretò come mentalità perdente e ci fu un duro confronto tra i due. Per me quel giorno si ruppe qualcosa: avevamo 10 punti sulla Juve e buttammo via il campionato. E in quella stagione ci fu anche il gol di Muntari, l’ingiustizia più grande della mia carriera”.
Mourinho e l’avventura al Chelsea
Dopo il Milan, Amelia era deluso dal calcio, ma arrivò la chiamata di José Mourinho:
“Mi disse: ‘Mi serve un secondo, devi solo far vedere che stai bene’. Non potevo dire di no a Mou: è empatico, trascinatore. Anche se il mio idolo resta Carlo Mazzone”.
Amelia tra ricordi e rimpianti
Il più grande rimpianto? Non essere tornato alla Roma: “Ogni tanto ci penso e ancora mi pesa, perché in quegli anni mancava un grande portiere”.
Tra i punti di forza cita freddezza, capacità di leggere le situazioni e forza caratteriale: “Se crollava il mondo, non mi spostavo”.
Palmares e traguardi
Nella sua carriera Amelia ha vinto:
- 1 Mondiale (2006)
- 1 scudetto con la Roma (2001)
- 1 scudetto con il Milan (2011)
- 1 Europeo Under 21
- 1 bronzo olimpico (Atene 2004)
Lui stesso ammette:
“Il Mondiale è unico, ma l’esperienza che mi ha formato di più è stata l’Olimpiade: lì ho cambiato mentalità”.
Marco Amelia oggi vive il calcio da allenatore, con la stessa passione che aveva da portiere. Tra gol leggendari, Mondiali vinti e scudetti sfiorati, la sua storia resta un viaggio ricco di emozioni e insegnamenti.



