Nel 1984 la storia del calcio italiano avrebbe potuto prendere una piega completamente diversa. Prima che Diego Armando Maradona diventasse il simbolo eterno del Napoli, ci fu infatti un momento — breve ma reale — in cui l’argentino fu davvero vicino alla Juventus. Un intrigo internazionale ricco di incontri segreti, intermediari improvvisati, fondi da trovare e trattative parallele.
Tutto nacque dal malessere di Diego al Barcellona, reduce da infortuni pesanti, critiche e un rapporto ormai logoro con il presidente Núñez. Il suo manager Cyterszpiler aprì alla possibilità di un trasferimento e alcuni intermediari, tra cui Ricardo Fujica, iniziarono a proporlo ai grandi club italiani. La prima chiamata fu alla Juventus, ma Boniperti — forte di Platini e Boniek — declinò. La seconda alla Sampdoria, che con la coppia Mancini-Vialli non cercava un altro attaccante. La terza, decisiva, portò al Napoli.
Il club azzurro era in difficoltà economiche, ma il direttore sportivo Juliano e il presidente Ferlaino capirono subito di trovarsi davanti a un’occasione irripetibile. Servivano soldi, garanzie, fideiussioni e appoggi politici. Tra riunioni notturne, banche coinvolte, pressioni della Figc e un Barcellona disposto a vendere ma pronto a tirare sul prezzo, la trattativa diventò un labirinto.
Alla fine, tra fax inviati all’ultimo minuto, contratti firmati in hotel e un plico consegnato in Lega quasi a mezzanotte, arrivò la fumata bianca: Diego Maradona diventò un giocatore del Napoli. Una storia quasi cinematografica che avrebbe riscritto per sempre il destino della città e quello del Pibe de Oro.
E la Juventus? Rimase ad assistere da lontano, inconsapevole di quanto quella mancata firma avrebbe cambiato la storia del calcio italiano.



