La Juve e gli Agnelli: un amore iniziato nel 1923. Per l’Avvocato era “la compagna della mia vita”

Gianni Agnelli sosteneva che “solo le cameriere si innamorano”. Ma per la Juventus fece volentieri un’eccezione. Un’eccezione lunga una vita, iniziata nel 1923 e diventata un rapporto profondo, quasi simbiotico, capace di attraversare generazioni, campioni e trasformazioni del calcio.

La prima cotta dell’Avvocato nasce da bambino, quando accompagnava il padre a vedere gli allenamenti della Juve nel vecchio campo. Ad accendere quella scintilla fu l’ungherese Imre Hirzer, la “gazzella” bianconera, così veloce da colpire l’immaginazione di un ragazzo destinato a diventare il simbolo stesso dell’élite industriale italiana. Agnelli non ricordava la sua prima partita allo stadio, ma ricordava perfettamente quegli allenamenti osservati come si guardano i cavalli da corsa: con attenzione, gusto, passione.

Da quel momento la Juventus non fu mai solo una squadra. Fu un’estensione naturale del suo modo di vivere: elegante, ironica, vincente, mai banale. L’Avvocato amava i calciatori che usavano prima la testa e poi i piedi, quelli capaci di pensare il gioco. Non a caso, con Michel Platini parlava sempre in francese, “noblesse oblige”. Il francese rappresentava tutto ciò che Agnelli cercava nel calcio: intelligenza, stile, classe.“Platini rimarrà unico e inimitabile”, disse una volta. “E se mai ne avessimo uno più forte, lo direi con una punta di dispiacere”.

Negli anni il filo bianconero si è intrecciato con nomi leggendari: Sivori, Boniperti, Boniek, Del Piero, Baggio. Ognuno a suo modo incarnazione di un’idea precisa di Juventus, quella che l’Avvocato sentiva come “la compagna della mia vita”. Non una passione urlata, ma un sentimento profondo, colto, consapevole.Per Gianni Agnelli la Juve era appartenenza, continuità, identità. Non un semplice club, ma un pezzo di sé. Un amore che non aveva bisogno di dichiarazioni plateali, perché parlava da solo. E che, a distanza di un secolo, continua ancora oggi a definire cosa significhi davvero essere bianconeri.

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