Juventus, vittoria senza brillantezza: il 2-0 al Pafos non cancella i dubbi su gioco e identità di Spalletti

La Juventus torna alla vittoria in Champions League battendo il Pafos 2-0, ma il successo non basta a dissipare i dubbi sulla reale salute della squadra. I tre punti migliorano la classifica europea, però le incertezze sul gioco e sull’identità tattica dei bianconeri restano evidenti.

Primo tempo opaco: tanta teoria offensiva, poca pericolosità

Dopo la prova deludente di Napoli – dove lo stesso Luciano Spalletti ha ammesso di aver sbagliato completamente l’impostazione del primo tempo – anche l’avvio contro il Pafos lascia perplessi.

Il tecnico ha provato a superare il muro cipriota schierando una Juventus pensata per avere:

  • più qualità in mezzo al campo
  • superiorità numerica costante sulle fasce

Sulle corsie laterali si sono viste trame cercate con insistenza:

  • a destra: Kalulu, McKennie e Zhegrova
  • a sinistra: Koopmeiners, Cambiasso e Yildiz
    con l’aggiunta frequente degli inserimenti di Miretti, posizionato più avanzato rispetto a Locatelli.

Sulla carta, un approccio offensivo con riaggressione immediata alla perdita del pallone. In pratica, però, la Juve:

  • ha prodotto pochissimo in termini di occasioni vere
  • ha faticato a trovare linee di passaggio pulite
  • si è spesso sbilanciata, lasciando al Pafos la possibilità di ripartire e mettere in difficoltà Di Gregorio.

Poco convincenti anche Locatelli e Miretti, mai davvero incisivi né in costruzione né in fase di non possesso.

Ripresa meglio, ma solo dopo i cambi: Conceição e il 4-2-3-1

Nel secondo tempo qualcosa cambia con l’ingresso di Conceiçao al posto di uno Zhegrova ancora lontano dal ritmo partita. La Juventus alza leggermente il baricentro e prova a rendersi più pericolosa, anche se Jonathan David, poco servito, continua a incidere meno del previsto.

La svolta arriva quando Spalletti decide di cambiare completamente volto alla squadra, passando al 4-2-3-1:

  • fuori Locatelli
  • dentro Openda

La Juve si sistema così:

  • Kelly e Kalulu centrali difensivi
  • McKennie e Cambiasso falsi terzini, di fatto mezzali offensive per il loro continuo accentrarsi in possesso
  • Koopmeiners e Miretti (poi Thuram) in mediana
  • Conceiçao, Openda e Yildiz alle spalle di David

Proprio da una combinazione tra i due “falsi terzini” nasce il gol del vantaggio, poi raddoppiato da una giocata di Yildiz, che libera David e gli permette di sbloccarsi.

Juve, restano più domande che risposte

Alla fine il 2-0 è pesante per la classifica e vale oro in chiave playoff, ma il giudizio complessivo non decolla.

Cosa si salva?

  • il risultato
  • qualche spunto individuale, soprattutto nella fase finale

Ma sul resto i punti interrogativi sono molti:

  • identità di gioco ancora poco definita
  • difficoltà nel creare occasioni pulite contro squadre chiuse
  • continuo bisogno di “stravolgimenti” tattici in corsa per sbloccare le partite

L’impressione è che Spalletti, arrivato in corsa, stia ancora cercando:

  • una formazione tipo stabile
  • principi chiari e sostenibili per questa rosa

Per un allenatore notoriamente più “costruttore” che semplice gestore, non è un dettaglio: finché la Juventus non troverà una linea tecnica riconoscibile, le vittorie come quella col Pafos resteranno più un sollievo che una vera ripartenza.

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