L’eliminazione della Juventus dalla Champions League lascia strascichi pesanti e riaccende il dibattito sul mercato bianconero. Se la squadra ha mostrato segnali di crescita sul piano tecnico e caratteriale, la sensazione è che la campagna acquisti non abbia alzato davvero il livello rispetto alla scorsa stagione. Gli alti e bassi visti in campo, infatti, sembrano figlio anche di innesti che finora non hanno garantito continuità e incisività, soprattutto nei momenti chiave.
David, un “mistero” da risolvere
La prima grande incognita della stagione resta Jonathan David. Arrivato in estate a parametro zero, l’attaccante canadese ha messo insieme numeri che, a conti fatti, non bastano per chi deve reggere l’attacco della Juve: 7 gol e 5 assist, ma con un peso specifico spesso troppo leggero nelle gare decisive.
Il problema principale è la mancanza di “cattiveria” sotto porta e la difficoltà a lasciare il segno nei big match. La Juventus, che fatica a trovare con regolarità la via del gol, non può permettersi un centravanti che sparisce nelle notti più importanti. Anche nell’ultima sfida decisiva è arrivata un’occasione enorme non sfruttata: episodi che alimentano dubbi e aumentano la pressione. L’alibi dell’ambientamento regge fino a un certo punto: ora servono risposte, e anche rapide.
Zhegrova, talento evidente ma scelte da migliorare
Eljif Zhegrova è uno di quei giocatori capaci di accendere lo Stadium con una giocata, ma che allo stesso tempo rischiano di spegnere una partita con una decisione sbagliata. L’errore a porta praticamente spalancata pesa, perché in Champions episodi del genere cambiano la storia di un’eliminazione.
Al di là del singolo momento, ciò che emerge è una tendenza: Zhegrova spesso si innamora del pallone e forza la giocata quando servirebbe la scelta più semplice. È devastante nel primo controllo e nel creare superiorità, ma meno concreto nell’ultima scelta: dribbling di troppo, passaggio mancato, conclusione affrettata. Con più lucidità potrebbe diventare decisivo nel finale di stagione, dove la Juve dovrà inseguire l’obiettivo Champions in campionato.
Boga, un innesto utile ma ancora incompleto
Diverso il discorso per Jeremie Boga, arrivato a gennaio con l’idea di essere un’alternativa a Yildiz. L’ivoriano si sta ritagliando spazio e mette in campo impegno, ma non ha ancora convinto del tutto. In partite ad alta intensità e soprattutto in condizioni difficili (come quando si resta in inferiorità numerica) la precisione tecnica diventa fondamentale: certe leggerezze, a questi livelli, si pagano.
Boga dà disponibilità, prova a farsi trovare pronto e a incidere, ma l’impressione è che tifosi e ambiente si aspettassero dal mercato di gennaio qualcosa di più “risolutivo”, magari anche un attaccante fisico capace di offrire un piano B nei momenti di difficoltà.
Juventus, “lavori in corso”: ora tocca anche alla società
La sensazione in casa bianconera è chiara: c’è ancora un cantiere aperto. Con la Champions ormai alle spalle, la Juventus dovrà concentrarsi sul campionato e sul raggiungimento dell’obiettivo minimo: tornare tra le prime e qualificarsi alla prossima Champions League.
Da qui a giugno, però, la palla passa anche alla società: servirà programmare con lucidità, correggere gli errori e costruire una rosa più completa e coerente. La base da cui ripartire, oggi, è l’allenatore: Luciano Spalletti resta il punto fermo attorno a cui impostare un ciclo più stabile, sostenibile e soprattutto vincente.



