Dopo l’uscita di Andrea Agnelli, la Juventus continua a navigare in acque agitate dal punto di vista economico. Il club bianconero ha bruciato quasi un miliardo di euro in otto anni — per la precisione 999 milioni tra la stagione 2017-18 e il bilancio 2024-25. Tutti esercizi chiusi in rosso, con una sola costante: la necessità di nuovi aumenti di capitale.
Nel 2026 arriverà infatti il quarto aumento di capitale dal 2019, per un massimo di 110 milioni di euro, di cui 30 milioni già anticipati da Exor, la holding della famiglia Agnelli-Elkann.
Juventus, otto anni di perdite e ricapitalizzazioni
Dal 2017 a oggi, la Juventus ha accumulato perdite record nonostante il ridimensionamento dei costi e gli sforzi gestionali. Gli azionisti, guidati da Exor, hanno già versato 900 milioni nei tre aumenti di capitale precedenti (2019, 2021 e 2024) e ne verseranno altri nel 2026.
L’obiettivo è tornare all’utile entro il 2027, secondo il piano industriale approvato dal nuovo management, ma il percorso resta in salita.
Dagli anni d’oro di Agnelli al declino post-Ronaldo
Sotto la presidenza di Andrea Agnelli, la Juventus aveva vissuto un periodo di dominio assoluto in Italia e di competitività in Europa. Dopo Calciopoli, il club aveva ritrovato stabilità, registrando tre bilanci in utile consecutivi tra il 2015 e il 2017 e conquistando sette scudetti di fila.
Nel 2018 però arrivò la svolta: l’addio di Beppe Marotta e l’acquisto di Cristiano Ronaldo, simbolo del piano di espansione internazionale.
L’operazione CR7, costata 277 milioni tra cartellino, oneri e ingaggio, non portò però i risultati sperati. Le due finali di Champions rimasero un ricordo, mentre la pandemia da Covid-19 accentuò una crisi economica già in atto.
Errori di mercato e gestione dispendiosa
Negli anni successivi, la Juventus ha continuato a sbagliare strategia: acquisti onerosi e poco redditizi come Bernardeschi, Douglas Costa, Arthur, Ramsey, Koopmeiners, Douglas Luiz e Nico Gonzalez hanno inciso pesantemente sui conti.
Nel solo biennio 2023-25, i bianconeri hanno investito oltre 300 milioni sul mercato, senza migliorare i risultati: un terzo e un quarto posto in Serie A, eliminazioni precoci in Europa e un rendimento ben al di sotto delle aspettative.
L’era Elkann e la nuova governance
La svolta è arrivata a fine 2022, con le dimissioni del CdA dopo le inchieste giudiziarie e l’addio di Andrea Agnelli.
Alla guida è subentrato John Elkann, che ha imposto una governance più manageriale e centralizzata. Sotto la sua gestione è stato varato un nuovo piano industriale basato su sostenibilità economica, taglio dei costi e ristrutturazione organizzativa.
Ciononostante, anche l’era Elkann non ha ancora prodotto risultati tangibili: il bilancio resta in negativo e la Juventus è lontana dai vertici sportivi di un tempo.
Exor pronta a intervenire ancora
Dopo aver già investito 573 milioni nei precedenti aumenti di capitale, Exor è pronta a versare altri fondi nel 2026. L’impegno complessivo dal 2019 salirà così a 603 milioni, consolidando la quota di controllo al 65,4%.
Un segnale chiaro della volontà di Elkann di continuare a sostenere il club, anche di fronte alla crescente presenza di nuovi investitori come Tether, che detiene l’11,5% delle azioni.
Un portavoce della holding ha confermato la linea: “Continuiamo a rafforzare la Juventus in campo e fuori, come abbiamo fatto negli ultimi 102 anni. E non vendiamo”.
Juventus, il futuro tra sostenibilità e rinascita
Con una situazione finanziaria ancora complessa e un nuovo aumento di capitale all’orizzonte, la Juventus cerca una rinascita sportiva ed economica.
Il piano tracciato da Elkann e dal management prevede un ritorno all’equilibrio di bilancio entro il 2027, ma serviranno scelte più mirate e una gestione finalmente coerente con la storia e il prestigio del club.



