La Juventus esce sconfitta dall’Unipol Domus e il tema torna inevitabile: si può dominare, ma senza gol non si vince. L’1-0 incassato contro il Cagliari rallenta la corsa bianconera in classifica e riaccende il dibattito tra “giochisti” e “risultatisti”. Luciano Spalletti, nel post partita, ha difeso la prestazione: “Abbiamo dominato e non abbiamo mai preso una ripartenza”. Ma il risultato racconta altro: a festeggiare è la squadra di Pisacane, che porta a casa tre punti pesantissimi.
Juve-Cagliari: i numeri della partita
I dati spiegano bene il paradosso: 21 tiri complessivi della Juve contro i 3 del Cagliari. Undici conclusioni dentro l’area e dieci da fuori, con un possesso e una pressione costanti soprattutto nel finale, quando i bianconeri hanno chiuso il match con cinque attaccanti, schiacciando gli avversari negli ultimi metri. Non è bastato. E non è bastato nemmeno il numero enorme di situazioni da fermo: 34 palle inattive “sprecate”, tra 18 calci d’angolo e 16 punizioni, senza trovare la giocata decisiva.
David e Openda sotto esame: poca incisività in area
Sotto osservazione finiscono soprattutto gli attaccanti arrivati in estate. Jonathan David ha provato due volte la conclusione, ma senza mai inquadrare lo specchio della porta. Un solo tiro per Lois Openda, troppo poco per cambiare l’inerzia di una gara che la Juventus ha controllato a livello territoriale ma non ha saputo chiudere. Anche i valori di pericolosità (xG) restano bassi per entrambi, segnale di difficoltà nel creare occasioni davvero pulite dentro l’area.
Yildiz il più pericoloso, ma Caprile fa la differenza
Se c’è un nome che ha dato continuità alla spinta bianconera è quello di Kenan Yildiz, ancora una volta tra i più vivaci e pericolosi. Il turco ha trovato sulla sua strada un Caprile in stato di grazia, decisivo nel respingere i tentativi più insidiosi e nel difendere il vantaggio del Cagliari fino al triplice fischio.
Mercato Juve: perché David e Openda tornano al centro del dibattito
La partita di Cagliari lascia una certezza: creare non basta se manca freddezza sotto porta. E per una Juventus che punta alle zone altissime della classifica, la sterilità offensiva diventa un tema strutturale. Da qui, inevitabilmente, il ritorno dei riflettori sul mercato e sulla necessità di alzare il livello di incisività in area, perché dominare il gioco senza segnare rischia di diventare un’abitudine costosa.



