Juve, David resta “Iceman”: rigore sbagliato col Lecce e solo 3 gol in 23 presenze. Spalletti lo difende

Jonathan David aveva l’occasione perfetta per cambiare la sua stagione e, forse, anche la percezione che la Juventus ha di lui. Un rigore pesantissimo contro il Lecce, in un momento chiave della partita: il pallone tra le mani, la fiducia dei compagni (Locatelli e Yildiz in primis) e la chance di sbloccarsi davvero. Invece, la scelta dello scavetto si è trasformata in un errore clamoroso: conclusione debole, leggibile, respinta con i piedi da Falcone.

Nel post gara Luciano Spalletti ha blindato il suo attaccante, evitando qualsiasi processo: “David è un rigorista, per me l’ha tirato anche bene. Non colpevolizzo né lui che l’ha sbagliato, né chi gli ha concesso di batterlo”. Parole nette, che però non cancellano un dato diventato sempre più ingombrante.

Arrivato dal Lille con la fama del bomber e con il soprannome di “Iceman”, David sta faticando a trovare continuità e incisività in Serie A. I numeri parlano chiaro: 3 gol in 23 presenze stagionali, troppo poco per un attaccante pagato da top (ingaggio da 6 milioni netti) e considerato un profilo da salto di qualità. Dopo la rete all’esordio contro il Parma del 24 agosto, il canadese non è più riuscito a lasciare il segno in campionato con regolarità.

Anche dal punto di vista dei rigori, l’errore col Lecce pesa: David ha fallito 6 penalty su 32 calciati in carriera nei club, con un trend negativo recente che comprende due errori negli ultimi tre (tra cui quello in Ligue 1 contro l’Auxerre e l’ultimo con i pugliesi). Un dettaglio che, in un momento delicato, amplifica dubbi e pressione.

L’assenza di Vlahovic doveva essere il trampolino per prendersi la Juve. Spalletti, contro il Lecce, lo ha scelto dall’inizio preferendolo a Openda, ma in campo si è visto poco: un colpo di testa deviato da Falcone e poi una prestazione senza acuti, fino all’episodio del rigore che ha riaperto interrogativi sul suo impatto reale.

La Juventus ora aspetta segnali: David può ancora “sciogliersi” e trasformare l’etichetta di Iceman in freddezza decisiva. Ma il tempo, per un attaccante chiamato a fare la differenza, corre più veloce dei discorsi.

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