Mateo Retegui è oggi uno dei simboli della nuova Nazionale di Gennaro Gattuso, ma la sua storia in azzurro parte da lontano. Il merito è di Roberto Mancini, che nel 2023 lo scoprì in Argentina e lo convocò per la prima volta, sorprendendo tutti. Una scelta che, col senno di poi, si è rivelata una delle più lungimiranti del calcio italiano recente.
Da sconosciuto del Tigre al debutto in azzurro
Quando Mancini lo chiamò per la sfida contro l’Inghilterra a Napoli, quasi nessuno in Italia conosceva Mateo Retegui. L’attaccante, nato a San Fernando ma con origini italiane (nonni di Canicattì e Sestri Levante), giocava allora nel Tigre, dove stava esplodendo come capocannoniere del campionato argentino.
La decisione del ct non fu una provocazione, ma una mossa dettata da visione e necessità: con Immobile in fase calante e pochi attaccanti italiani all’orizzonte, serviva un volto nuovo per guidare l’attacco.
Dall’Argentina all’Europa (e poi all’Arabia)
La chiamata in Nazionale cambiò la carriera di Retegui. Dopo l’esperienza in Serie A con Genoa e Atalanta, l’attaccante ha accettato la ricca offerta dell’Al-Qadisiya, in Arabia Saudita: 67 milioni al club bergamasco e 20 milioni a stagione per lui.
Un trasferimento che molti avevano interpretato come un addio al calcio competitivo. Ma il campo ha dimostrato il contrario.
Un punto fermo per Gattuso
Gattuso ha creduto in lui fin dal primo giorno, costruendo un sistema di gioco che esalta le sue caratteristiche.
Nel 3-5-2 o nel 4-4-2, Retegui rende al meglio accanto a un’altra punta, alternando movimenti in profondità e giocate spalle alla porta.
Il suo gol contro Israele — un’azione di forza e tecnica chiusa da un tiro all’incrocio — è la sintesi perfetta del suo stile: determinazione, sacrificio e precisione.
Un italo-argentino come i campioni del passato
Retegui è riuscito a sfatare i pregiudizi su chi sceglie di giocare fuori dall’Europa, continuando a essere protagonista con la maglia azzurra.
Il suo rendimento ricorda quello di altri italo-argentini entrati nella storia: Monti, Orsi e Camoranesi, tutti e tre campioni del mondo con l’Italia.
Se la Nazionale sogna di tornare al Mondiale dopo 12 anni di assenza, gran parte del merito sarà suo.



