Inter, senza Dumfries è blackout: Carlos non convince, Luis Henrique un enigma e Darmian ko

Due partite senza Denzel Dumfries, due sconfitte pesanti e un dato ormai incontestabile: l’Inter soffre terribilmente quando manca il suo esterno titolare. Le battute d’arresto contro Milan e Atletico Madrid hanno messo a nudo una fragilità strutturale della squadra di Cristian Chivu, che sulla corsia destra non riesce a trovare un’alternativa realmente credibile all’olandese.

IL PESO DI DUMFRIES

Con Dumfries fuori causa, l’Inter perde spinta, intensità e capacità di incidere nell’ultimo terzo di campo. Il suo contributo in entrambe le fasi è diventato talmente centrale da trasformare la sua assenza in un vero buco tecnico e tattico.

Le sconfitte in Serie A e Champions ne sono la dimostrazione più evidente: una squadra capace di creare molto gioco ma che, alle prime ingenuità difensive, viene punita.

CARLOS AUGUSTO NON DECOLLA A DESTRA

Chivu ha provato a tamponare l’assenza spostando Carlos Augusto sulla fascia opposta, in un ruolo che non è il suo. Il brasiliano, mancino puro, ha faticato a giocare invertito, diventando prevedibile e limitando la sua pericolosità.Il risultato? Due prove anonime e la conferma che, almeno per ora, quella non è una soluzione sostenibile.

LUIS HENRIQUE: COSA È?

Il vero enigma resta Luis Henrique, pagato oltre 25 milioni ma ancora lontano dall’essere un’opzione affidabile.Esterno offensivo? Esterno a tutta fascia? Terzino?

La sua identità tattica è un rebus: così poco convincente da spingere Chivu a preferirgli un mancino adattato, scelta che equivale quasi a una bocciatura.

DARMIAN NON È PIÙ UNA CERTEZZA

A completare il quadro, il ko fisico di Matteo Darmian, storicamente la riserva più sicura, oggi però fuori condizione e non disponibile.

UNA VORAGINE SULLA DESTRA

Quasi tutti i reparti della rosa hanno doppioni affidabili, ma la fascia destra no. Se manca Dumfries, l’Inter perde equilibrio, profondità e qualità.

Chivu deve trovare una soluzione e in fretta, perché il calendario non aspetta e quella corsia rischia di diventare un punto debole troppo facile da colpire per gli avversari.

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