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    Inter, perché non è stato dato rigore per il tocco di mano di Ricci: la spiegazione della scelta di Doveri

    Il finale del derby ha lasciato spazio alle proteste dell’Inter per il possibile calcio di rigore non assegnato dopo il tocco di mano di Samuele Ricci in area. L’episodio, avvenuto negli ultimi minuti di recupero, ha acceso subito il dibattito arbitrale, ma la decisione presa da Doveri è stata confermata anche dopo il controllo al Var.

    Secondo la lettura dell’episodio, il braccio del giocatore non sarebbe stato punibile. Una valutazione condivisa anche ai vertici arbitrali, con l’AIA orientata a sostenere la scelta del direttore di gara.

    Il caso Ricci-Inter: cosa è successo nel recupero del derby

    L’azione contestata nasce nel finale, quando il pallone finisce sul braccio di Ricci dentro l’area rossonera. I giocatori dell’Inter chiedono immediatamente il rigore, ma Doveri lascia proseguire senza esitazioni.

    L’arbitro valuta sul campo che non ci siano gli estremi per il penalty e dal Var arriva la conferma della decisione. L’episodio diventa così uno dei temi principali del post partita, soprattutto per il peso del momento in cui si verifica.

    Perché Doveri non ha dato rigore all’Inter

    La spiegazione della scelta arbitrale si basa su alcuni elementi considerati decisivi nella valutazione del tocco di mano. Il braccio di Ricci viene ritenuto sì leggermente largo, ma subito richiuso verso il corpo, senza un aumento netto e punibile del volume.

    Inoltre, non viene rilevato un movimento del braccio verso il pallone. Anche la postura del giocatore viene giudicata congrua rispetto alla dinamica dell’azione. Per questo motivo, secondo la lettura arbitrale, non ci sono le condizioni per assegnare il calcio di rigore.

    Il parere dell’AIA sul tocco di mano di Ricci

    Dopo la partita, la linea emersa è chiara: l’AIA promuove la decisione di Doveri. I vertici arbitrali ritengono corretta la valutazione presa sul campo e condivisa dalla sala Var.

    Alla base della conferma ci sono tre concetti principali: nessun aumento significativo del volume corporeo, nessun gesto volontario verso il pallone e nessuna postura giudicata innaturale. In sostanza, il tocco non viene considerato abbastanza irregolare da giustificare un intervento arbitrale.

    Il ruolo del Var nell’episodio contestato

    Un altro aspetto centrale riguarda il controllo video. Il Var e l’Avar hanno esaminato l’azione e non hanno ravvisato un chiaro errore da parte di Doveri. Per questo non è stato richiesto un on field review e la decisione iniziale è rimasta invariata.

    Questo passaggio rafforza ulteriormente la lettura ufficiale dell’episodio: la scelta non solo è stata presa in campo, ma è stata anche ritenuta coerente dopo la revisione tecnologica.

    Inter e proteste: perché il dibattito resta aperto

    Nonostante la spiegazione arbitrale, il dibattito resta inevitabilmente acceso. Quando un episodio simile avviene negli ultimi minuti di una partita pesante come il derby, le proteste diventano quasi inevitabili.

    Dal punto di vista regolamentare, però, la linea seguita è quella della non punibilità. L’Inter può recriminare per il peso specifico dell’azione, ma la lettura tecnica dell’episodio va in direzione opposta rispetto alla concessione del rigore.

    Conclusione

    Il caso del possibile rigore per l’Inter nel derby si chiude, almeno sul piano arbitrale, con una conferma netta: Doveri ha fatto bene a non concedere il penalty per il tocco di mano di Ricci, secondo la valutazione condivisa anche dall’AIA. Braccio non punibile, nessun movimento verso il pallone e postura considerata regolare: sono questi gli elementi che spiegano la decisione finale.

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