Dopo anni trascorsi a navigare in acque agitate, tra saldi zero e operazioni di sopravvivenza, per l’Inter è iniziata una nuova fase. Con l’arrivo di Oaktree e l’uscita di scena della famiglia Zhang, è cambiata la prospettiva: non più gestione di corto respiro, ma un progetto strutturato e di lungo termine. Beppe Marotta ha ricevuto una missione chiara: far crescere in modo organico il valore della rosa nerazzurra fino a quota un miliardo di euro.
Oggi l’organico dell’Inter vale circa 700 milioni secondo le stime di Football Benchmark, che a dicembre ha collocato i nerazzurri all’11° posto in Europa e al primo in Italia. Il gap da colmare è di circa 300 milioni, ma l’obiettivo non passa da spese folli o colpi a effetto. La strategia è quella tipica di un fondo d’investimento: creare valore nel tempo, aumentando l’enterprise value del club in vista di una futura cessione.
Per questo Oaktree ha cambiato rotta sul mercato, puntando su profili giovani e futuribili. Gli acquisti di Luis Henrique, Bonny, Diouf e Susic, tutti tra i 22 e i 24 anni, vanno letti in questa chiave: investimenti da circa 80 milioni complessivi, con ingaggi contenuti e margini di crescita elevati. Parallelamente, il fondo ha blindato i pilastri della squadra, a partire dai rinnovi di Lautaro e Barella, considerati asset strategici.
Dal punto di vista economico, l’Inter parte da una base solida. Dopo anni di parametri zero, il valore di carico della rosa è leggero e gli ammortamenti sono scesi a 61 milioni, molto meno rispetto alle principali concorrenti. Le uscite estive hanno ulteriormente alleggerito il monte costi, creando spazio per nuovi investimenti senza compromettere i conti.
Il traguardo del miliardo non è immediato, ma il percorso è tracciato. Giovani da valorizzare, big da proteggere, sostenibilità come bussola. È la nuova Inter di Oaktree, con Marotta al timone, che punta a crescere non solo in campo, ma anche come asset industriale di primo livello.



