Beppe Marotta, presidente dell’Inter, si è raccontato a 360 gradi durante l’incontro con gli studenti del Master in Management dello Sport della RCS Academy Business School. Dal presente nerazzurro al suo passato alla Juventus e agli inizi di carriera, il dirigente ha analizzato scelte, visione e futuro del calcio moderno.
Marotta difende la scelta di Chivu: “Mi meraviglio di chi si sorprende”
Uno dei passaggi più significativi riguarda la decisione di affidare la panchina dell’Inter a Cristian Chivu dopo l’addio a Simone Inzaghi:
“Mi meraviglio che qualcuno si sorprenda della bravura di Cristian. L’abbiamo scelto perché rappresenta valori importanti. È servito coraggio, anche perché qualcuno evocava Mourinho… ma se non avessi avuto coraggio me ne sarei pentito.”
Marotta ha inoltre citato il nuovo percorso del PSG come modello moderno: “L’equazione non è più ‘se spendo, vinco’. Servono competenza e motivazione. Hanno smesso con i nomi enormi e puntato sui giovani talenti.”
Carriera e ricordi: “Il culmine l’ho raggiunto alla Juventus”
Il presidente dell’Inter ha ricordato i momenti chiave della sua carriera dirigenziale:
“Il mio culmine personale l’ho raggiunto alla Juventus: avevo quasi 60 anni e la massima padronanza delle mie capacità.”
Marotta ha raccontato anche i suoi inizi a Varese, quando era poco più che un bambino:
“A 6-7 anni ero la mascotte del Varese. A 18 anni ho ottenuto il mio primo contratto da dirigente. A 19 ero già direttore del settore giovanile.”
Da lì un percorso ricco di tappe: Monza, Como, Ravenna, Venezia, Atalanta e Sampdoria, prima dell’approdo in bianconero e poi dell’avventura all’Inter.
Il calcio di ieri e quello di oggi: “Serve sostenibilità, non più mecenati”
Marotta ha sottolineato quanto il calcio moderno sia cambiato:
“Oggi lo sport senza sostenibilità non ha senso. Una volta c’erano i mecenati, ora servono competenze industriali e finanziarie. È un mondo diverso, con regole precise e responsabilità.”
Ha ricordato l’importanza dell’apprendimento e dell’esempio di Sergio Marchionne:
“Il leader deve essere coraggioso, perseverante e saper ascoltare.”
Il caso San Siro: “L’abbattimento è inevitabile, serve modernità”
Sul futuro dello stadio Meazza, Marotta ha espresso una posizione chiara:
“Per i romantici è dura accettarlo, ma l’abbattimento è inevitabile. Serve uno stadio moderno, sicuro, accogliente, che generi ricavi e sia un punto di riferimento anche fuori dalle partite.”
E ha concluso con un dato che fa riflettere:
“Incassiamo 80 milioni l’anno dai matchday. Il Real Madrid punta al mezzo miliardo… Siamo fanalino di coda.”



