L’Inter arriva a Pisa con un problema evidente: senza Dumfries, la squadra pende tutta a sinistra. La manovra nerazzurra trova sbocchi quasi esclusivamente nella zona di Dimarco e Bastoni, mentre sulla destra gli esperimenti non hanno convinto. Carlos Augusto, adattato a piede invertito nelle sfide contro Milan e Atletico Madrid, non ha inciso come sperato, risultando prevedibile e poco aggressivo.
E proprio questa scelta ha messo ancora più in ombra Luis Henrique, uno dei veri misteri della stagione, arrivato per essere l’erede naturale di Dumfries ma finora rimasto ai margini. A Pisa, però, potrebbe partire titolare per la terza volta in stagione: una scelta che nasce da necessità ma che rappresenta un’ultima chiamata per dimostrare di valere l’investimento da 25 milioni fatto dall’Inter. Finora il brasiliano ha pagato timidezza, difficoltà nell’interpretare un 3-5-2 estremamente codificato e un approccio poco brillante nelle situazioni di uno contro uno, proprio l’abilità che la società cercava quando ha deciso di strapparlo al Marsiglia.
Lo staff lo sta seguendo quotidianamente, dall’adattamento linguistico ai movimenti specifici richiesti nel ruolo, ma tutti concordano: serve una partita vera, convincente, che faccia saltare il tappo e cambi la percezione su di lui. Non è un caso che sia stato scelto un match lontano da San Siro: Chivu conosce bene quanto il pubblico nerazzurro possa essere esigente e non vuole esporre Luis a fischi o pressioni premature.
A Cagliari e Verona, nelle uniche due da titolare, il brasiliano non ha brillato, ma l’Arena Garibaldi può offrire un contesto meno ostile per tentare la svolta. In spogliatoio lo chiamano “Gigi”, e da giorni sapeva che il suo momento sarebbe arrivato: Chivu gliel’ha comunicato già prima della trasferta a Madrid. Adesso tocca a lui. Una prestazione negativa potrebbe spingerlo definitivamente verso il prestito di gennaio; una convincente, invece, può ribaltare le gerarchie e restituire all’Inter il giocatore che aveva immaginato d’estate.



