Inter, Chivu e il “mercato bastardo”: perché a gennaio non è arrivato nessuno e cosa cambia per il turnover

“Il mercato è bastardo”. Cristian Chivu non usa giri di parole dopo la Coppa Italia col Torino e, per la prima volta in stagione, lascia intravedere una frustrazione diversa dal solito. Non per mancanza di fiducia nel gruppo, ma per un dato oggettivo: l’Inter ha chiuso gennaio senza innesti immediatamente utili alla prima squadra. Jakirovic sarà aggregato all’Under 23 e Massolin resterà a Modena fino a fine stagione: di fatto, per Chivu gli acquisti “pronti” sono stati zero.

Dietro il ragionamento dell’allenatore c’è un mese di trattative che, una dopo l’altra, si sono arenate. L’Inter ha lavorato su più piste: la volontà di Diaby di trasferirsi a Milano non è bastata senza l’ok dell’Al-Ittihad; per Perisic si è atteso il momento giusto, ma il PSV non ha mai dato il via libera; Cancelo è stato seguito e “aspettato”, poi la scelta del portoghese è ricaduta sul Barcellona; in parallelo sono proseguiti i contatti per Norton-Cuffy, anche in ottica di eventuali movimenti legati a Dumfries. Il punto, però, è sempre lo stesso: nessuna operazione si è chiusa.

Chivu, pubblicamente, ha difeso il lavoro della società: “ha provato fino alla fine quello che avevamo richiesto”. Ma il senso del suo “mercato bastardo” nasce proprio da qui: nel calcio moderno le richieste tecniche spesso si scontrano con incastri economici, tempi e volontà dei club proprietari dei cartellini. E quando salta un tassello, a cascata può saltare tutto.

Il tema principale non è la qualità — l’Inter resta in corsa su più fronti — ma la gestione delle energie. La squadra ha già accumulato un numero alto di partite tra Serie A, Coppa Italia, Champions e Supercoppa, e la seconda parte di stagione può diventare una maratona. Chivu lo ha spiegato con un concetto chiave: serve “energia”, cioè gamba e freschezza per reggere ritmi e rotazioni.

Senza rinforzi, per far respirare i titolari l’allenatore è costretto ad allargare le rotazioni pescando dai giovanissimi, come visto in Coppa Italia con i minuti concessi a Cocchi e Kamate. Una soluzione utile e coerente con la linea del club, ma che espone a un rischio: nelle settimane più dense, con gare ravvicinate e avversari di livello, le alternative diventano poche e l’errore di gestione può pesare.

Il paradosso è che, nonostante tutto, l’Inter è ancora leader in Italia e pienamente viva in Champions. Chivu lo sa e lo ribadisce: il gruppo “batterà colpo su colpo”. Solo che, per farlo fino in fondo, servirà spremere al massimo una rosa numericamente corta e trovare energia dove possibile: nella gestione dei minutaggi, nella crescita dei giovani e nella capacità dei “secondi” di reggere l’urto quando chiamati in causa.

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