All’Inter serve di più in mezzo al campo. Non è solo una questione di sensazioni: numeri e rendimento raccontano un reparto che, per qualità e profondità, potrebbe incidere maggiormente, soprattutto con i gol delle mezzali. E invece il motore della mediana nerazzurra si è inceppato proprio lì, tra cali fisici, minutaggi ridotti e alternative che non stanno spostando gli equilibri.
Mkhitaryan, tra età e stop: contributo minimo
Henrikh Mkhitaryan, a un passo dai 37 anni, è ancora a secco di gol e fin qui ha partecipato ad appena una rete stagionale con un assist, arrivato peraltro in Coppa Italia contro il Venezia. Il suo rendimento è condizionato da più fattori: l’infortunio di fine ottobre ha pesato, ma non è l’unica spiegazione. L’età è inevitabilmente un tema, così come il cambio in panchina e una gestione diversa rispetto alla scorsa stagione.
Il minutaggio è sceso: tra assenze e panchine, l’armeno è stato meno presente anche in Champions e in Serie A rispetto a un anno fa. E quando giochi meno, produci anche meno: la fotografia attuale è quella di un giocatore utile, ma non più determinante con la continuità di prima.
Barella è indispensabile: compiti tecnici e “morali”
Nicolò Barella resta il riferimento. È l’insostituibile del centrocampo di Chivu, l’uomo che regge intensità, equilibrio e leadership. Ha un gol in meno rispetto alla passata stagione e l’immagine più recente è quella del rigore sbagliato nella semifinale di Supercoppa, ma al netto dell’episodio il suo peso resta enorme.
In più, Barella oggi deve fare anche da guida per i nuovi innesti e per chi fatica a ritrovarsi: non solo corsa e qualità, ma anche “testa”, gestione dei momenti e capacità di trascinare.
Sucic a fasi alterne, Frattesi non punge
Tra le note da raddrizzare c’è Petar Sucic: i numeri dicono che qualcosa c’è (un gol e due assist), ma l’impatto complessivo non è ancora quello di una vera svolta. È un giocatore che alterna buone fiammate a momenti in cui sparisce, e l’Inter ha bisogno di continuità, non di lampi.
Ancora più evidente il calo di Davide Frattesi: ha giocato diverse partite, ma fin qui ha inciso poco sotto porta. Un anno fa, a questo punto della stagione, aveva già un bottino di gol più pesante in campionato. Oggi produce meno strappi decisivi e meno presenza nell’area avversaria, proprio ciò che dovrebbe essere il suo marchio di fabbrica.
I numeri del reparto: troppi gol “concentrati” e poca produzione dalle mezzali
Il centrocampo dell’Inter segna, ma in modo squilibrato: gran parte delle reti arrivano da Calhanoglu, mentre mezzali e alternative stanno offrendo meno rispetto al passato. E quando mancano i gol dei centrocampisti, diventa tutto più complicato: serve più qualità negli ultimi trenta metri, più tempi di inserimento e più freddezza nei momenti chiave.
Cosa serve ora a Chivu
La sensazione è che il motore sia acceso, ma non giri ancora al massimo: Chivu deve trovare la combinazione giusta, aumentare l’impatto delle mezzali e recuperare incisività da chi oggi è in calo. Perché l’Inter, per ambizioni e valore della rosa, non può permettersi una mediana che “funziona a metà”.



