L’Inter torna dalla trasferta di Bodø con un campanello d’allarme che va oltre il risultato: la fase difensiva. Sul campo “di ghiaccio” e in un contesto complicato, i nerazzurri hanno mostrato crepe che rischiano di pesare soprattutto in vista del ritorno del playoff europeo.
Un problema che si ripresenta: la difesa va in affanno
La sensazione è chiara: quando l’avversario attacca in modo diretto e con movimenti rapidi tra le linee, l’Inter concede troppo. Non è solo un tema di singoli, ma di meccanismi: letture in ritardo, uscite non coordinate e marcature che saltano proprio sulle imbucate centrali.
Il dato che preoccupa di più non è l’episodio isolato, ma la ripetizione dello stesso copione: una retroguardia che appare solida contro punte strutturate, ma più vulnerabile quando deve gestire mobilità, cambi di posizione e strappi improvvisi.
Acerbi: affidabile “di forza”, ma soffre la mobilità
Nel mirino finisce soprattutto Francesco Acerbi. Il centrale, quando deve contenere fisicità pura, di solito garantisce esperienza e duelli. Ma contro attaccanti rapidi e dinamici può andare in difficoltà: basta mezzo secondo perso per ritrovarsi fuori tempo o costretto a rincorrere.
A Bodø si è vista proprio questa versione: meno “comoda” nelle letture e più esposta quando l’avversario ha accelerato e ha cercato profondità, soprattutto centralmente.
Bastoni e i tempi di marcatura: ritardi che costano
Accanto a lui, anche Alessandro Bastoni non è sembrato impeccabile. In più di una situazione è mancato il tempo d’intervento: un passo in ritardo, una copertura non perfetta, una diagonale non chiusa con la consueta precisione. In gare ad alta intensità, questi dettagli diventano gol potenziali.
Il problema non è (solo) la prestazione del singolo, ma l’effetto domino: se un centrale esce tardi e l’altro non accorcia con i tempi giusti, la linea si spezza e si aprono corridoi che gli avversari sfruttano senza troppi inviti.
Errori di reparto e “vie centrali”: la chiave della sconfitta
La lettura più severa riguarda proprio il reparto: l’Inter è stata colpita in modo “chirurgico” nelle zone in cui dovrebbe concedere meno, cioè in mezzo. Le azioni decisive nascono da situazioni in cui la difesa perde distanze e riferimenti, lasciando spazio a imbucate o a giocate tecniche che mandano in tilt le marcature.
In un contesto così, anche chi sta davanti alla linea difensiva finisce per essere trascinato nel problema: se la protezione del centro è discontinua, i centrali devono scegliere tra uscire e restare, e spesso la scelta sbagliata diventa fatale.
Chivu sotto pressione: serve una risposta immediata
Il tema inevitabilmente coinvolge Cristian Chivu. Il tecnico deve trovare in fretta contromisure, perché il rischio non è solo europeo: ogni passo falso alimenta tensione e mette benzina sulle critiche. L’obiettivo ora è doppio: gestire il campionato senza disperdere vantaggio e, allo stesso tempo, arrivare al ritorno contro il Bodø con una difesa più compatta e “pulita” nelle letture.
Le soluzioni possono passare da una gestione diversa delle uscite, maggiore protezione centrale e rotazioni mirate, ma soprattutto da un principio: ridurre gli errori gratuiti. Perché a questi livelli, ogni esitazione pesa.
Verso il ritorno: testa al Bodø, ma prima c’è il campionato
Il calendario non aiuta: prima di ripensare alla sfida europea, l’Inter deve concentrarsi sul prossimo impegno di campionato. Poi, da lì, tornerà inevitabilmente l’ossessione Bodø: correggere i difetti visti all’andata e presentarsi con una struttura difensiva più solida, per evitare che un altro episodio possa trasformare l’eliminazione in un caso.



