Alessandro Florenzi, una vita costruita tra Roma e Milan, si è raccontato con aneddoti, emozioni e un pizzico di nostalgia. Cresciuto ad Acilia, in un campo sportivo gestito dai suoi genitori, ha iniziato a giocare dietro ai container che fungevano da spogliatoi: lì nasceva “Sandrino”, sempre con un pallone tra i piedi e il richiamo di sua madre come unico triplice fischio. I primi idoli? “Ho rubato le giocate a Pizarro”, confessa.
Nel racconto c’è spazio anche per i momenti più intensi vissuti nello spogliatoio della Roma: come la volta in cui Daniele De Rossi, scherzando ma non troppo, gli disse “ti ammazzo” per una sua bravata, simbolo di quell’ambiente in cui crescere era una scuola di vita. Florenzi ricorda anche l’avventura blaugrana e un gol al Barcellona che “vale doppio”, come valore personale e come emozione pura.
Oggi guarda la vita con occhi diversi, più maturi: si interessa di numerologia, segue i segnali e riflette sul suo percorso dopo aver vinto anche uno scudetto con il Milan. E se dovesse scegliere un compagno per andare in battaglia? “Nainggolan, sempre”. Un mix perfetto tra cuore romano, ricordi indelebili e un nuovo modo di interpretare se stesso.



