Nel GP d’Australia di Formula 1, uno dei temi più discussi dopo la gara è stata la gestione strategica della Ferrari, soprattutto nel momento decisivo della prima Virtual Safety Car. In tanti si sono chiesti perché il team di Maranello non abbia imitato subito la mossa della Mercedes, che ha richiamato ai box sia George Russell sia Kimi Antonelli.
Fino al giro 13, la gara sembrava ancora aperta. Charles Leclerc era in lotta con Russell per le posizioni di vertice, mentre la Ferrari stava costruendo il proprio piano su una sosta unica da effettuare più avanti. L’ingresso della Virtual Safety Car provocata dal ritiro di Isack Hadjar ha però cambiato l’equilibrio strategico della corsa.
In quel frangente, la Mercedes ha scelto di anticipare la sosta, coprendo immediatamente la finestra favorevole. La Ferrari, invece, ha preferito restare in pista con entrambe le monoposto, puntando sulla posizione e su un allungo del primo stint. Proprio in quei momenti, anche Lewis Hamilton via radio ha osservato che almeno una delle due Rosse avrebbe potuto fermarsi, aprendo il dibattito tra tifosi e addetti ai lavori.
Il tema centrale è semplice: con una Ferrari ai box e una Ferrari fuori, il risultato finale sarebbe potuto cambiare? La risposta definitiva non esiste, ma il dubbio resta. Una strategia diversificata avrebbe potuto offrire più opzioni a Maranello, soprattutto per provare a contrastare il ritmo della Mercedes nella seconda parte di gara.
A fine GP, però, Frédéric Vasseur ha difeso la scelta del muretto. Il team principal della Ferrari ha spiegato che, nel momento in cui Russell e Antonelli si sono fermati, non era affatto scontato che una sola sosta potesse reggere fino al traguardo. La Ferrari, dunque, aveva deciso di allungare lo stint per sfruttare un vantaggio di posizione e provare a giocarsi la gara più avanti.
A complicare ulteriormente i piani delle Rosse è arrivata poi la seconda Virtual Safety Car, causata dal ritiro di Valtteri Bottas. In quel caso la pit lane è rimasta chiusa per la posizione della Cadillac del pilota finlandese, impedendo di fatto alla Ferrari di approfittare della neutralizzazione e vanificando parte del piano costruito fino a quel momento.
Secondo Vasseur, comunque, anche copiando la strategia della Mercedes con una delle due vetture, la Ferrari non avrebbe avuto il passo sufficiente per vincere. I numeri, almeno in parte, sostengono questa tesi: al traguardo il distacco tra Russell e Leclerc era significativo e il ritmo gara della Mercedes è apparso più costante per tutta la corsa.
Resta però la sensazione che una scelta diversa avrebbe potuto almeno cambiare la lotta per il podio o tenere la Ferrari più vicina alle Frecce d’Argento nella fase decisiva del Gran Premio. Lo stesso Leclerc ha ammesso che la vittoria non era realmente a portata, ma ha anche evidenziato come il gap rispetto alla Mercedes si sia ridotto in gara rispetto a quanto visto in qualifica.
Hamilton, dal canto suo, ha preferito guardare avanti. Il britannico ha sottolineato che il risultato finale non rispecchia pienamente il potenziale mostrato dalla Ferrari in alcuni momenti del weekend, lasciando intendere che il team abbia comunque una base da cui ripartire.
Il bilancio, quindi, è doppio: da una parte la Mercedes ha vinto la partita strategica nel momento chiave del GP d’Australia, dall’altra la Ferrari esce da Melbourne con un interrogativo che continuerà a far discutere. Il vero giallo non è tanto se fermarsi o meno, ma capire quanto quella scelta abbia davvero inciso sul risultato finale.



