Il pareggio casalingo contro il Pisa ha lasciato più di un interrogativo in casa Milan, ma il più grande lo ha sollevato direttamente Massimiliano Allegri. Nella pancia di San Siro, dopo il triplice fischio, il tecnico ha evidenziato un limite strutturale del progetto rossonero: “La mancanza di Rabiot e Pulisic non è il problema di questa sera, è una questione di numero di giocatori che hai a disposizione per i cambi”.
Una riflessione che suona quasi come una denuncia, ma che sorprende perché la rosa corta è una scelta voluta, pianificata e condivisa dallo stesso allenatore fin dall’estate.Il Milan 2025-26 è stato costruito su una logica precisa: niente coppe europee, dunque gruppo snello, gestibile, con pochi esuberi e spazio ai giovani. Tutto chiaro dal 1° settembre, giorno di chiusura del mercato. Ma ora, con cinque assenze pesanti — tra cui Rabiot, Loftus-Cheek, Pulisic e Jashari —, il progetto mostra la sua fragilità: le panchine di Firenze e Milano hanno offerto pochissime opzioni, in particolare a centrocampo.
Contro la Fiorentina erano appena cinque i giocatori di movimento disponibili in panchina, due dei quali provenienti dal Milan Futuro. Contro il Pisa, lo stesso scenario. E il risultato è un ritorno al passato: Allegri è costretto a gestire le risorse come si faceva nel calcio anni Ottanta. Solo due cambi contro il Pisa (Athekame e Nkunku), tre con la Fiorentina (Gimenez, De Winter, Balentien).
Una questione di qualità, non solo di quantità
La vera difficoltà non è solo numerica, ma tecnica. Le seconde linee non sono all’altezza dei titolari in un gruppo che punta allo scudetto. Il centrocampo, cuore del gioco milanista, è l’esempio più evidente: senza Rabiot e Loftus-Cheek il livello cala drasticamente.Inoltre, una rosa ridotta implica un altro rischio: i titolari vengono spremuti. Meno rotazioni significano più minuti e più fatica per i big, che rischiano di pagare dazio più avanti nella stagione, vanificando il vantaggio di non avere impegni europei.
Un Milan quindi “vintage”, non solo per il numero di cambi, ma per la gestione quasi old school di Allegri. Il tecnico è consapevole che la filosofia del “pochi ma buoni” funziona solo finché tutti sono disponibili. Quando arrivano infortuni e squalifiche, la coperta si fa troppo corta anche per un gruppo di alto livello.



