Novak Djokovic torna a parlare del caso Clostebol che ha coinvolto Jannik Sinner e le sue parole riaccendono il dibattito nel mondo del tennis. In un’intervista esclusiva al programma web “Piers Morgan Uncensored”, il campione serbo ha commentato la vicenda legata alla breve sospensione del tennista italiano per la positività a tracce della sostanza vietata, sottolineando come “la questione del doping sarà una nuvola che lo seguirà per tutta la carriera”.
Djokovic: “Sinner come me col Covid, non potrà liberarsene”
Durante l’anteprima dell’intervista, pubblicata sul canale YouTube del conduttore britannico Piers Morgan, Djokovic ha tracciato un parallelismo personale:
“La questione del doping è una nuvola che lo seguirà, così come la nuvola del Covid seguirà me.”
Il riferimento è al caso che lo vide protagonista nel 2022, quando fu espulso dall’Australia per il suo rifiuto di vaccinarsi contro il Covid-19, vicenda che segnò profondamente la sua carriera e la sua immagine pubblica.
Con questa affermazione, Nole suggerisce che anche Sinner dovrà convivere a lungo con l’ombra del caso Clostebol, nonostante la sospensione sia stata di soli tre mesi e le autorità antidoping abbiano chiarito la natura accidentale della positività.
Il caso Sinner e la ricostruzione ufficiale
Il caso risale alla primavera 2025, quando Jannik Sinner era risultato positivo a tracce infinitesimali di Clostebol, una sostanza vietata dal regolamento WADA.
Secondo la ricostruzione ufficiale, la contaminazione sarebbe avvenuta involontariamente, durante un massaggio effettuato dal fisioterapista del giocatore, che aveva applicato una pomata cicatrizzante contenente il principio attivo.
L’ITIA (International Tennis Integrity Agency), dopo un’indagine accurata, aveva confermato che tutte le procedure erano state rispettate, riconoscendo la natura non intenzionale dell’assunzione e comminando una sospensione ridotta di tre mesi.
Djokovic critica i protocolli antidoping
Non è la prima volta che Djokovic si esprime con scetticismo sul caso.
Già all’epoca della sospensione, il serbo aveva sollevato dubbi sulla trasparenza del sistema:
“Ci sono giocatori che aspettano da oltre un anno la risoluzione dei loro casi. Il problema è l’incoerenza e la mancanza di protocolli chiari. A volte sembra che l’esito dipenda da chi sei, da quanto sei famoso o da quali risorse puoi permetterti.”
Queste parole avevano generato polemiche nel circuito, alimentando l’idea di una giustizia sportiva a due velocità tra i top player e i tennisti di seconda fascia.
Un paragone controverso che riaccende il dibattito
Con il suo ultimo intervento, Djokovic sembra voler ribadire il peso mediatico e simbolico del caso Sinner, definendolo un episodio che “resterà come un’ombra” sulla carriera dell’azzurro.
Tuttavia, il paragone con la vicenda del Covid — che lo vide protagonista di una decisione personale e contestata — è apparso a molti inopportuno.
La differenza sostanziale, infatti, è che nel caso Sinner la WADA e l’ITIA hanno riconosciuto pienamente l’assenza di dolo, mentre Djokovic nel 2022 fu escluso da un torneo per una scelta individuale.
Nonostante ciò, le parole del serbo hanno già riacceso le discussioni sui social e tra gli addetti ai lavori.
Il futuro di Sinner dopo la “nuvola”
Oggi Jannik Sinner, numero 2 del mondo e già qualificato per le ATP Finals di Torino, appare concentrato solo sul tennis.
Dopo la tempesta mediatica di qualche mese fa, l’azzurro ha ribadito più volte di aver “imparato molto da quell’esperienza” e di voler “parlare in campo, non fuori”.
Tuttavia, le parole di Djokovic potrebbero riaprire un capitolo che sembrava ormai chiuso, riportando al centro del dibattito il tema della trasparenza e della fiducia nel sistema antidoping del tennis.



