Da Palma a Parma, passando per Londra. È il viaggio di Carlos Cuesta, il tecnico più giovane della Serie A dal 1939, che a meno di 30 anni ha già attraversato alcune delle scuole calcistiche più importanti d’Europa. In una lunga intervista concessa al Guardian, l’allenatore spagnolo ha raccontato il suo percorso, l’addio doloroso all’Arsenal e la nuova sfida in Emilia. “Lasciare l’Arsenal è stata probabilmente la decisione più difficile della mia vita, ma ho sentito subito un grande feeling con il Parma”, ha spiegato Cuesta, sei mesi dopo l’inizio della sua prima esperienza da capo allenatore.
Il Parma per lui rappresenta un mix di storia e responsabilità. “È un club incredibile, storico. Si percepiscono i successi del passato ma anche gli alti e bassi degli ultimi anni. Ora stiamo cercando di costruire il nostro percorso, di scrivere i capitoli della nostra storia”. Un lavoro che Cuesta affronta con due concetti chiave: pragmatismo e adattamento. “Ogni allenatore ha le proprie idee, ma è fondamentale capire il contesto. Non sempre puoi fare quello che vuoi: il tuo compito è massimizzare le risorse che hai. Più impari e più sei capace di convincere i giocatori, migliore diventi come allenatore”.
La sua formazione è iniziata prestissimo, a soli 15 anni, quando gli allenatori del Santa Catalina di Maiorca lo invitarono ad aiutare con i giovani. Da lì un percorso lungo dieci anni tra Atletico Madrid e Juventus. “Se l’Atletico è stata l’università, la Juve è stata un master”, racconta Cuesta. “Un’esperienza incredibile, dove ho imparato l’attenzione alla tattica e alla fase difensiva”. Un bagaglio che gli ha spalancato le porte dell’Arsenal nel 2019, entrando nello staff di Mikel Arteta e guadagnandosi l’etichetta di predestinato.
Arteta resta il suo punto di riferimento, così come lo studio continuo, tra lavoro sul campo e letture che spaziano dal “Tao Te Ching” a “Sacred Hoops” di Phil Jackson. Ora Parma è il banco di prova definitivo: una squadra giovanissima, tra le più giovani d’Europa, in piena lotta salvezza come da obiettivi iniziali. “È un’altra esperienza formativa”, ammette Cuesta, “ma anche l’occasione per dimostrare di poter essere qualcosa di più di una semplice promessa”.



