Antonio Conte non parla mai per caso, e anche dopo il successo del suo Napoli contro l’Inter ha scelto con cura ogni parola. Nel post partita il tecnico azzurro ha usato il microfono come un arco, scagliando frecce verso più direzioni: Lautaro Martinez, Beppe Marotta e persino Cristian Chivu.
Durante la gara si era già acceso lo scontro con Lautaro, che gli aveva urlato un pesante insulto (“cagòn”, codardo) facendo riemergere le vecchie ruggini dei tempi nerazzurri. Conte non ha reagito apertamente, ma il riferimento è arrivato a fine partita: “Una squadra deve capire perché ha perso e non appellarsi agli errori altrui”. Una frase solo in apparenza generica, che in realtà suona come un colpo ben assestato.
I bersagli nascosti: Marotta e Chivu
Dietro le parole di Conte c’è molto di più. Il suo “non ho mai chiesto ai presidenti di farmi da papà” è stato letto come una chiara frecciatina a Marotta, che negli anni lo ha difeso in più occasioni, prima alla Juventus e poi all’Inter. L’ex tecnico nerazzurro ha voluto rimarcare la propria indipendenza, sottolineando che le grandi squadre non devono piangersi addosso.Il messaggio, però, era anche per Chivu, colpevole secondo Conte di aver messo l’accento sull’episodio del rigore piuttosto che sulle mancanze difensive dei suoi. “Una squadra forte si chiede il perché di una sconfitta”, ha ribadito Conte, con evidente riferimento ai tre gol subiti dai nerazzurri al Maradona.
Lautaro e le vecchie scintille
Infine, l’ennesimo capitolo di una rivalità mai sopita. I rapporti tra Conte e Lautaro Martinez si erano incrinati già nel 2021, quando il tecnico — dopo una sostituzione — lo apostrofò duramente (“fenomeno del ca…”). Il Toro rispose a tono, e sabato i due si sono ritrovati nuovamente faccia a faccia, con parole tutt’altro che amichevoli.Nel dopopartita, Conte ha preferito la via dell’ironia: “Lautaro è un ottimo calciatore, ma dal punto di vista umano non ho avuto modo di conoscerlo così bene”. Una stilettata elegante ma pungente, perfettamente in linea con i mind games di un allenatore che non lascia mai nulla al caso.



