L’Atalanta volta pagina, ma senza rinnegare il proprio dna. Con l’arrivo di Raffaele Palladino in panchina, il club bergamasco sceglie di proseguire nel solco della scuola gasperiniana, pur introducendo una versione più moderna e tatticamente fluida del gioco.
Un’eredità rivisitata
Se Ivan Juric rappresentava l’allievo più fedele del “Gasp”, legato al pressing a uomo e alla verticalità istintiva, Palladino propone un calcio più ibrido. La sua Atalanta sarà meno aggressiva in fase difensiva ma più costruita, più ragionata quando avrà il pallone. Meno marcature individuali, più attenzione alle linee di passaggio, alle rotazioni e ai movimenti corali.
Più pallone, meno istinto
Tra le sue esperienze a Monza e Fiorentina, Palladino ha dimostrato di saper adattare il sistema di gioco al materiale umano. La versione brianzola, basata su pressing ordinato, possesso e ampiezza, sembra quella più adatta per il nuovo corso della Dea. Ci sarà una ricerca di equilibrio tra il gioco verticale e una maggiore capacità di gestire i tempi della partita.
Verso una sintesi vincente
La nuova Atalanta punterà quindi a un mix tra intensità e razionalità, tra la pressione costante di Gasperini e la gestione intelligente del pallone tipica di Palladino. Obiettivo: mantenere l’identità ma crescere in maturità tattica, trovando nuove soluzioni in fase offensiva e un maggior controllo nelle transizioni.
Una Dea diversa, forse meno istintiva ma più pensante. E pronta a sorprendere ancora.



