Il 25 novembre, a Napoli, non è mai un giorno come gli altri. Sono passati cinque anni dalla morte di Diego Armando Maradona, eppure la città continua a respirare il suo nome, a scandirlo come una preghiera, a custodirlo come un patrimonio sacro. Quel 25 novembre 2020 il mondo si fermò. Napoli si strinse, nonostante pandemia e restrizioni, attorno ai luoghi simbolo del suo mito. Oggi, come allora, nulla è cambiato: la memoria di Diego resta un legame quotidiano, spontaneo, potentissimo.
La pioggia non è bastata a fermare il pellegrinaggio verso il Largo Maradona nei Quartieri Spagnoli, ormai diventato un santuario popolare, il secondo luogo più visitato d’Italia dopo il Colosseo. Un flusso ininterrotto di persone, napoletani e turisti, ma soprattutto un dettaglio che spicca e commuove: il blu e il giallo del Boca Juniors.Sono arrivati dall’Argentina solo per lui. Tifosi argentini, alcuni provenienti anche da altre parti del mondo, si sono organizzati per rendere omaggio al loro eterno Diez: bandiere, sciarpe, drappi, parole sussurrate più che urlate. Un pellegrinaggio spontaneo, intimo e potente insieme. In quel vicolo, Maradona è ancora vivo. E lo sarà sempre.
Gli eventi nel pomeriggio
In attesa di vedere come il Napoli lo ricorderà ufficialmente — mentre la squadra scenderà in campo questa sera in Champions contro il Qarabag — ai Quartieri Spagnoli è stato organizzato un programma di commemorazioni: una preghiera collettiva, letture in suo onore, e un momento di condivisione dedicato a chi vuole raccontare cosa Diego rappresenti ancora oggi.
Ma la verità è che a Napoli non c’è davvero bisogno di eventi per ricordarlo. Diego è nei murales, nelle strade, negli occhi della gente, nelle storie che continuano a tramandarsi. È come se non se ne fosse mai andato.



