Il caso Folorunsho-Hermoso scuote la Serie A e riapre il dibattito su regole, sanzioni e “rispetto” nel calcio. Dopo gli insulti pesanti rivolti in campo da Folorunsho a Hermoso — frasi finite anche in diretta tv — resta un dubbio destinato a far discutere: si potrà intervenire con la prova tv oppure no?
Un weekend già teso: minacce, vandalismi e poi gli insulti in campo
Il contesto non ha aiutato. Tra il comunicato della Fiorentina sulle minacce a calciatori e famiglie e il vetro rotto del pullman juventino, il fine settimana calcistico ha già mostrato segnali di nervosismo. Il punto più basso, però, arriva con le offese di Folorunsho: pochi secondi di insulti e parole irripetibili rivolte alla madre di Hermoso, un episodio che ha indignato tifosi e osservatori.
Scuse pubbliche, ma niente può giustificare certe frasi
A freddo, lo stesso Folorunsho ha riconosciuto la gravità dell’accaduto e si è scusato pubblicamente, attribuendo lo scatto alla tensione e all’adrenalina della partita. Scuse apprezzabili, ma il tema resta: comportamenti del genere non dovrebbero trovare alcuna giustificazione, soprattutto in uno sport che da tempo espone campagne e slogan contro violenza e discriminazioni.
Il problema vero: il codice sportivo copre questi insulti?
Qui nasce il “buco” normativo. Il timore è che, paradossalmente, l’episodio possa non essere punibile con la prova tv per come è strutturato il Codice di Giustizia Sportiva:
- L’articolo 61 consente interventi in casi specifici (ad esempio espressioni blasfeme non rilevate da arbitro o Var).
- L’articolo 28 si riferisce in particolare a comportamenti e insulti di matrice razzista.
Di conseguenza, per insulti sessisti/osceni il percorso sanzionatorio potrebbe non essere così lineare, aprendo una “strettoia” regolamentare che rischia di trasformarsi in una scappatoia.
L’ipotesi alternativa: richiamo ai criteri AIA sul linguaggio osceno
Una possibile via d’uscita potrebbe arrivare dai riferimenti regolamentari legati all’AIA, dove il linguaggio osceno è citato in modo più esplicito. Il punto, però, è proprio questo: non dovrebbe servire un giro complicato di norme per sanzionare ciò che tutti hanno visto e sentito.
“Rispetto” e fair play: campagne, slogan e realtà del campo
L’episodio fa ancora più rumore perché arriva a pochi giorni da iniziative pubbliche contro molestie e violenza sulle donne, sostenute anche dal mondo del calcio. Ed è qui che scatta la contraddizione: maglie, slogan e appelli al rispetto rischiano di restare vuoti se, al primo momento di tensione, tutto viene dimenticato.
Cosa lascia questo caso: regole da aggiornare e linea più netta
Il caso Folorunsho-Hermoso pone due urgenze:
- chiarire se e come si possa intervenire con la prova tv in episodi simili;
- aggiornare le norme per evitare zone grigie, perché il messaggio deve essere uno solo: insulti sessisti e linguaggio osceno non possono passare “inermi” davanti alle telecamere.



