Un ritorno in grande stile, tra emozione e ironia. Mario Balotelli è stato tra i protagonisti del Festival dello Sport di Trento, dove ha ripercorso la sua carriera e parlato con il cuore in mano. Sul palco, indossava una tuta dell’Italia, simbolo di un sogno che non ha mai abbandonato: “Mi piacerebbe fare ancora una partita in Nazionale. Quando indossavo quella maglia ero fiero di rappresentare il mio Paese, oggi mi sembra che ci sia meno attaccamento rispetto a prima”.
Super Mario è tornato alle origini, dagli esordi al Lumezzane al passaggio all’Inter: “Moratti mi ha regalato tutto, è stato fondamentale per me. Mancini? Importantissimo, anche se ci sono stati momenti difficili. L’Inter è stata una parte enorme della mia crescita, ma l’Inghilterra mi ha formato di più. La notte della Champions a Madrid è stata un sogno che non dimenticherò mai”. Poi il ricordo amaro della maglia gettata dopo i fischi contro il Barcellona: “Non ero abituato a essere contestato dai miei tifosi, ho reagito male. Ora non lo rifarei”.
Sulla sua carriera inglese ha ricordato l’episodio diventato cult: “La maglietta Why Always Me? fu solo uno sfogo simpatico, preparato col magazziniere. In Inghilterra la stampa con me ha esagerato”. Poi la rivelazione: “Dopo il City dovevo andare alla Juve, ero già in viaggio per Torino, ma Raiola mi mandò al Milan”.
Capitolo Nazionale e futuro: “Ho dato tutto per l’Italia e sogno ancora di tornare, anche solo per una partita. Non so perché sia finita così all’improvviso, veri problemi non ci sono mai stati. Riva, Baggio e Totti sono gli attaccanti più forti che abbiamo avuto. Cassano aveva un talento incredibile, pochissimi come lui. Ibrahimovic? Rompe, ma solo se ti vuole bene. Se non gli interessi, non ti considera”. E sul domani: “Sto bene fisicamente, ho proposte dall’estero ma vorrei restare in Italia. Ora vediamo: è un momento di stallo, ma non ho intenzione di fermarmi”.



