Atletico, Giuliano Simeone non è un “figlio di”: così è diventato un leader e ora sfida l’Inter

Giuliano Simeone non è più soltanto “il figlio del Cholo”. All’Atletico Madrid è diventato una certezza, un leader silenzioso e rispettato, capace di scrollarsi di dosso i sospetti di nepotismo che lo avevano accompagnato sin dal primo giorno in prima squadra. Lo conferma anche Giacomo Raspadori, oggi compagno di squadra: «Se uno non sapesse chi sono, non si accorgerebbe che sono padre e figlio». Merito di un equilibrio costruito nel tempo, dentro e fuori dal campo.

La storia di Giuliano è simile a quella di tanti dinastici del calcio – dai Maldini ai Cruijff, dagli Zidane ai Conceição –, ma la sua ascesa è tutto fuorché scontata. La gestione tecnica e umana di un rapporto così particolare avrebbe potuto creare tensioni nello spogliatoio o sospetti negli ambienti esterni. Invece, tutto ha preso una direzione diversa: il ragazzo ha conquistato la stima generale grazie a dedizione, impegno e totale devozione alla maglia colchonera.

Il classe 2002, nato a Roma durante gli anni laziali del padre, è cresciuto nella cantera dell’Atletico prima di maturare in prestito tra Saragozza e Alavés. Un grave infortunio lo aveva frenato nella stagione precedente, ma dal 2024 il suo rientro a Madrid ha segnato la svolta: intensità, spirito di sacrificio, disciplina tattica e una mentalità che ricorda da vicino quella del Cholo.

Gli inizi non sono stati semplici: sguardi scettici, sospetti, commenti non sempre benevoli. Ma Simeone junior si è rimboccato le maniche. Ha lavorato il doppio degli altri, mostrando ogni giorno di meritare quel posto sulla fascia. È diventato un esempio nello spogliatoio, tanto da essere considerato uno dei simboli della “entrega”, quella cultura del sacrificio che ha sempre definito l’Atletico.

Anche i compagni confermano quanto sia stato bravo a gestire un ruolo delicato. José María Giménez lo ha raccontato con naturalezza: «Quando entrano nel centro sportivo smettono di essere padre e figlio». La separazione dei ruoli è totale, professionale. E il Cholo lo conferma con orgoglio: «La cosa che mi rende più felice è il suo rapporto con il gruppo».

Oggi Giuliano sfida l’Inter da protagonista, non da erede. E lo fa con un’identità propria, costruita nel modo più difficile: lavorando, soffrendo e convincendo tutti, uno per uno, che il suo nome conta meno della sua sostanza.

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