Roma-Milan non è solo una sfida pesante in classifica: è anche un duello tra due dei portieri più forti della Serie A, Mile Svilar e Mike Maignan. A sottolinearlo è Francesco Antonioli, doppio ex di rossoneri e giallorossi, oggi preparatore nell’Italia Under 17, che parla di “due veri numeri uno” per completezza e interpretazione del ruolo.
Secondo Antonioli, giocare tra i pali a Roma o a Milano cambia soprattutto per l’ambiente: nella Capitale la tifoseria è più emotiva e un portiere può passare in fretta dagli applausi alle critiche. Svilar però, di errori, ne commette pochissimi. “È stata una sorpresa autentica: quando arrivò non giocava, poi si è preso il posto e lo sta mantenendo da due anni con parate decisive”, osserva.
Diverso il percorso di Maignan, titolare indiscusso, ma con un rendimento tornato altissimo dopo una stagione meno brillante. Antonioli vede più fattori dietro la crescita: i cambiamenti estivi del Milan, l’assetto tecnico e anche la serenità legata al rinnovo, che può incidere sul rendimento. “Oggi sembra più tranquillo e in campo si nota”, spiega.
Sul confronto diretto, Antonioli non ha dubbi: Svilar e Maignan sono portieri completi, con pochissimi punti deboli. Il francese ha un vantaggio di esperienza e leadership, anche per questioni anagrafiche. E sulle critiche relative alle uscite alte, l’ex portiere invita a contestualizzare: i palloni moderni rendono più complessa la lettura delle traiettorie e sui calci piazzati le cariche sono più tollerate, con un uomo spesso piazzato a ostacolare il portiere.
Anche quando si parla di singoli errori – come il gol preso da Svilar a Bergamo – Antonioli predica equilibrio: “Un errore può capitare, ma non significa avere una lacuna. Non lo vedo insicuro in uscita”.
Infine, un passaggio sulla scuola italiana dei portieri: molti club di vertice oggi schierano numeri uno stranieri, ma per Antonioli non è un segnale di declino. “Abbiamo portieri eccezionali, a partire da Donnarumma. E lavorando con i giovani posso dire che il talento non si è perso: serve solo tempo. In Italia restiamo ancora i numeri uno”.



