Antonio Conte e la Champions: un amore mai sbocciato

Per Antonio Conte e la Champions League, il feeling non è mai davvero nato. Da giocatore l’ha vinta nel 1996 con la Juventus, ma da allenatore il trofeo più prestigioso d’Europa è rimasto sempre un miraggio. I numeri, ancora una volta, raccontano una storia amara: 46 partite in carriera, con 16 vittorie, 15 pareggi e 15 sconfitte. Una media di 1,37 punti a partita, decisamente lontana dagli standard del tecnico leccese in campionato.

Un rapporto complicato

L’unica volta in cui Conte è riuscito a spingersi oltre gli ottavi risale al 2012-13, la sua prima esperienza europea con la Juventus, terminata ai quarti di finale contro il Bayern Monaco. Poi, una lunga serie di delusioni: tre eliminazioni ai gironi (Juve 2013-14, Inter 2019-20 e 2020-21) e due agli ottavi (Chelsea 2017-18 e Tottenham 2022-23).In Europa League, invece, il rendimento è stato ben diverso: una semifinale con la Juve e una finale persa con l’Inter nel 2020, segno che nei tornei a eliminazione diretta e di livello inferiore Conte ha saputo incidere.

Il tabù europeo

Le critiche che lo hanno accompagnato negli anni nascono proprio da qui: una mentalità vincente in campionato, ma poco adatta alle notti europee. E i numeri lo confermano:In Serie A: 236 partite, media punti 2,24.

In Premier League: media 2,03, con il titolo al primo anno al Chelsea.

In Europa League: media 2,29, segno di un rendimento costante.

In Champions: crollo verticale, 1,37 punti di media.

Napoli e il presente

Col Napoli la musica non cambia: quattro partite, quattro punti. Una media perfettamente in linea con la sua storia europea. Due pareggi, una sconfitta e una vittoria che non bastano per stare al passo con le grandi del girone unico. Per raggiungere i playoff, serviranno almeno tre vittorie nelle prossime quattro gare contro Qarabag, Benfica, Copenhagen e Chelsea.Conte conosce bene il peso di questa sfida. Con lui anche De Laurentiis, che crede fermamente nel suo progetto ma sa che la Champions, finora, è rimasta il vero tallone d’Achille del tecnico.

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