Amauri: “A Viareggio l’ultima spiaggia, poi sono rinato. Zamparini un genio folle, e che lite con lui…”

L’ex attaccante di Palermo, Juventus e Parma si racconta: dagli inizi difficili in Brasile al sogno azzurro con la Nazionale. Oggi vive a Miami e si dedica al vino e alla ristorazione

Dalla porta chiusa in Brasile al sogno italiano

Il primo assist della vita, Amauri Carvalho de Oliveira, lo ha ricevuto da un rifiuto.

“Mi dissero: sei bravo, ma cerchiamo un giocatore più esperto. Da lì mi promisi che il torneo di Viareggio sarebbe stata l’ultima occasione della mia vita calcistica”.

Da quell’“ultima spiaggia”, invece, cominciò tutto: l’avventura in Italia e un percorso che lo portò a segnare in Serie A, in Champions League e persino al Santiago Bernabeu con la maglia della Juventus.

“Nel 2000 avevo 19 anni, in Brasile non mi voleva nessuno — racconta Amauri —. Mi dissi che se anche in Toscana fosse andata male, avrei smesso. Invece a Viareggio la mia vita è cambiata”.

La svolta al Chievo e il salto tra i grandi

Il momento della verità arrivò a Verona, con la maglia del Chievo.

“Al secondo anno mi sentivo dominante. Lì capii che potevo dire la mia in Serie A. Da quel momento mi notarono in tanti: mi cercarono Liverpool e Arsenal, ma per motivi burocratici non si fece nulla. Sarebbe stato un sogno giocare ad Anfield, sotto la Kop”.

“Ero come Drogba. E me lo disse anche lui”

A definirlo “il Drogba italiano” fu Francesco Guidolin, che lo allenava a Verona.

“Non esagerava. Segnavo in ogni modo ed ero tra i più forti del campionato. Un giorno incontrai Didier a Londra e mi disse che mi seguiva e mi stimava: aveva letto sui giornali del paragone”.

Zamparini, un presidente geniale e imprevedibile

“Zamparini era un pazzo meraviglioso. Mi venne a prendere a Verona in aereo per convincermi a firmare con il Palermo. In conferenza sembrava furioso, poi entrava in spogliatoio e ci diceva: non leggete quello che dico ai giornalisti”.

Non mancarono però i momenti tesi:

“Dopo una sconfitta per 3-0 con la Sampdoria, entrò con delle scatole regalo. Dentro la mia c’era una sciarpa. Disse: ‘Così vi ricordate la figura di m… che avete fatto’. Gli risposi di lasciarla lì e me ne andai. Da quel giorno cominciammo a vincere”.

Le big d’Italia e il sogno Real Madrid

Amauri fu vicino alla Roma: “Baldini mi disse che sarei stato perfetto con Totti e che anche Francesco mi voleva. Poi arrivò il Milan: Ancelotti mi aveva messo in cima alla lista per il dopo Inzaghi”.

Alla fine, però, scelse la Juventus.

“Un mondo diverso, una cultura della vittoria unica. Giocare con Del Piero, Trezeguet e Iaquinta era un sogno. Il gol al Real Madrid resta uno dei miei momenti più belli.

E ironia della sorte, Mourinho mi voleva davvero al Bernabeu, ma io stavo bene a Torino”.

Le lacrime per la Nazionale italiana

Nel 2010, grazie alle prestazioni in bianconero, arrivò la convocazione in Nazionale.

“Mi ricordo ogni dettaglio. Andai a Coverciano con Marchisio e piansi per tutto il viaggio. Pensavo a quel ragazzo partito dalla periferia di San Paolo arrivato a rappresentare l’Italia. Un sogno assoluto”.

Poi, la delusione: “Chi mi aveva portato a Torino non c’era più. Conte mi stimava, ma non ebbi la mia occasione. Finì male, ad allenarmi con i ragazzi della Primavera”.

La rinascita al Parma e il rimpianto per l’infortunio

“Quando arrivò la chiamata di Crespo, accettai subito. Mi disse: Amauri, se vieni tu, ci salviamo.

E fu così. Segnai tanto, evitammo la retrocessione e tornai in Nazionale con Prandelli. Poi, purtroppo, l’infortunio con l’Udinese mi fermò”.

Rimpianti?

“Sì. Dopo la chiamata in azzurro mi feci male e non mi fermai. Giocai quattro mesi con i dolori, diventai un fantasma. Con il senno di poi, mi sarei gestito meglio”.

I compagni ideali e il legame con Palermo

“Il miglior partner d’attacco? Del Piero, senza dubbio. Un campione che non ti fa mai sentire piccolo. E poi Miccoli: con lui c’era un’intesa innaturale. Siamo stati i re di Palermo”.

Il futuro: Amauri senior tifa per suo figlio Hugo

“Oggi seguo mio figlio Hugo, classe 2008, che gioca nella Primavera del Palermo. Gli do consigli ma gli dico sempre di stare sereno e dimostrare sul campo”.

Oggi Amauri vive a Miami tra vini, birre e ristoranti

Dopo il ritiro nel 2017, Amauri ha scelto una vita lontana dal calcio giocato.

“Oggi ho un ristorante e produco vini e birre artigianali. Vivo a Miami, ma viaggio molto. Sono una persona curiosa, ho sempre avuto tante passioni e finalmente sto realizzando tutte”.

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